Abruzzo: export da record per pasta, vino e farmaci

5 Ottobre 2023

Intesa Sanpaolo: propensione all’esportazione del 28%, in testa nel Mezzogiorno Nei distretti produttivi recuperato il livello di fatturato della fase di pre-pandemia

CHIETI. «Una buona incidenza del manifatturiero nel tessuto economico, che favorisce una propensione all’export pari al 28%, superiore a tutte le altre regioni del Mezzogiorno anche se leggermente sotto alla media italiana (36%)». È il dato eloquente che emerge dall’indagine che la Direzione studi e ricerche Intesa Sanpaolo ha realizzato sull’economia regionale nel primo semestre 2023, con i dati illustrati ieri nella sede della banca di via Colonnetta, a Chieti, in occasione del convegno sul tema “Le specializzazioni del territorio e i distretti industriali”. All’incontro sono intervenuti Roberto Gabrielli, direttore Lazio Abruzzo Intesa Sanpaolo; Silvano Pagliuca, presidente regionale di Confindustria; Gennaro Strever, presidente della Camera di commercio Chieti-Pescara; Giuseppe Ranalli, presidente di Piccola industria Abruzzo; Antonio D’Intino, presidente di Ance Abruzzo; l’assessore regionale Daniele D’Amario e il sindaco di Chieti, Diego Ferrara.
«Nel 2022, l’export abruzzese ha superato gli 8,8 miliardi di euro (+2,1% rispetto al 2021) e nel primo semestre del 2023 ha mostrato un’ulteriore accelerazione (+12,1% tendenziale, rispetto a una media italiana del +4,2%) superando i 5 miliardi di euro. Maggior contributo», spiega la ricerca condotta da Giovanni Foresti e Rosa Maria Vituliano, del Centro studi e ricerche Intesa Sanpaolo, «dall’automotive (+10,9% rispetto al primo semestre del 2022) che, con oltre 1,8 miliardi, rappresenta il 36% del totale regionale; bene anche la farmaceutica (647 milioni, +51,3%), l’agro-alimentare (478 milioni, +14,7%) e il sistema moda (234 milioni, +19,8%). Nei distretti abruzzesi, nel 2021 si è registrato un recupero quasi totale dei livelli di fatturato pre-pandemia; pesa l’andamento del sistema moda, che ha subito maggiormente gli effetti della crisi. Si allarga la dispersione dei risultati: nel 2021 la quota di imprese distrettuali con Ebitda margin negativo è stata pari in Abruzzo al 15,8% (8,9% del 2019). Al contempo il 13,3% di imprese ha registrato un Ebitda margin superiore al 20% (9,9% nel 2019)».
Sui mercati internazionali «nel 2022 le esportazioni dei distretti abruzzesi hanno raggiunto i 674 milioni di euro (il 13% del totale export regionale) con una crescita di quasi 120 milioni rispetto al 2021 (+21,6% a prezzi correnti). Si tratta del miglior risultato dal 2009 ad oggi, anche se i valori sono inferiori del 15% rispetto al picco massimo raggiunto nel biennio 2007-2008 (oltre 790 milioni di euro). Per i due distretti dell’agro-alimentare, tuttavia, i livelli di export del 2022 rappresentano il massimo storico mai raggiunto, con una crescita rispettivamente del 177% per la pasta di Fara San Martino e del 336% per il Montepulciano di Abruzzo rispetto ai valori del 2008. Cresce inoltre il raggio delle esportazioni, che servono mercati sempre più lontani: in evidenza nel 2022 il balzo verso Stati Uniti (+47 mln; +52%), Francia (+18 mln; +42%), Regno Unito (+11 mln; +36%), Canada (+7 mln; +28%). Grazie a queste performance gli Stati Uniti sono divenuti il primo mercato di sbocco per i distretti abruzzesi, assorbendo il 20% del totale. Andamento sostenuto anche nei primi sei mesi del 2023 per le esportazioni dei distretti abruzzesi (+10,6% tendenziale rispetto a una media dei distretti italiani del +2,3%). Si distinguono in particolare i due distretti dell’abbigliamento (Nord abruzzese con 6,7 milioni in più, pari al +17,8%, e Sud abruzzese con 12,8 milioni di incremento, +86%) e i due distretti dell’agro-alimentare (Pasta di Fara con 8,7 milioni in più, +8,6%, e Vini del Montepulciano di Abruzzo, +13,8 milioni; +12,8%); in calo solo il Mobilio abruzzese (-12% rispetto al primo semestre del 2022) dopo il buon risultato del 2022 (+11%)». Cosa ha fatto la differenza per i distretti? «Innanzitutto il posizionamento strategico: le imprese che hanno effettuato investimenti in certificazioni di qualità, in brevetti e in certificazioni ambientali o in energie rinnovabili hanno riportato risultati migliori in termini di crescita del fatturato e marginalità».
«La forza dell’Abruzzo», ha commentato il direttore Roberto Gabrielli «è nella sua vocazione manufatturiera, nei distretti e nei rapporti di filiera, dove la sinergia tra grandi e piccole imprese e l’accorciamento delle catene di fornitura generano alta qualità e grande capacità competitiva, con un approccio attento agli obiettivi Esg. Dal dialogo con le imprese emerge come l’incertezza del contesto macroeconomico ha comportato una situazione di grande attenzione ma non ha fermato le aziende del territorio».
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