PESCARA
«In centinaia si riuniranno davanti alla sede dell’assessorato alla Sanità». I sindacati dei medici – Fimmg, Snami, Fmt, Cisl Medici e Smi – si danno appuntamento alle ore 10 di questa mattina, sotto le finestre degli uffici regionali di via Conte di Ruvo, a Pescara, per quella che chiamano già «una maxi manifestazione». Al centro della protesta c’è la mancata intesa sull’Accordo integrativo regionale (Air) che, nei mesi scorsi, ha portato i medici fino allo stato di agitazione: un muro contro muro tra i camici bianchi e la politica. «Non è solo una protesta», dicono i sindacati, «ma un atto di responsabilità verso la nostra professione, i nostri pazienti, il sistema sanitario pubblico». Per i sindacati dei medici, la «mobilitazione» è assicurata: «All’iniziativa, oltre ai segretari regionali e provinciali delle cinque sigle, parteciperanno medici di medicina generale provenienti da tutto l’Abruzzo», assicurano i sindacati che hanno nel mirino la giunta Marsilio: «La Regione ignora la medicina territoriale, i cittadini pagano il prezzo».
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Con i sindacati si schierano gli Ordini dei medici abruzzesi con una presa di posizione congiunta dei 4 presidenti, Lucilla Gagliardi di Chieti, Alessandro Grimaldi dell’Aquila, Maria Assunta Ceccagnoli di Pescara e Cosimo Napoletano di Teramo che esprimono «attenzione e vicinanza al disagio manifestato dai medici di medicina generale in occasione della mobilitazione regionale promossa per richiamare l’attenzione sulle criticità della sanità territoriale»: «Occorre una riflessione seria sulla riorganizzazione dell’assistenza territoriale», dicono Gagliardi, Grimaldi, Ceccagnoli, e Napoletano, «che valorizzi il ruolo dei medici di medicina generale, tuteli i cittadini e renda davvero efficaci i nuovi presìdi previsti dalla programmazione sanitaria». Secondo i presidenti degli Ordini dei medici, «l’apertura delle case di comunità in Abruzzo potrà rappresentare un’opportunità reale solo se accompagnata da personale adeguato, funzioni chiare, integrazione professionale e un modello organizzativo costruito con chi opera quotidianamente sul territorio. Il rischio, altrimenti, è quello di realizzare strutture prive di contenuti effettivi, incapaci di dare risposte ai bisogni di salute e di alleggerire concretamente il carico sui servizi territoriali e ospedalieri». Non bastano le strutture, osservano i presidenti: «La sanità territoriale non si rafforza con il solo trasferimento di attività o con soluzioni calate dall’alto, ma con una progettazione condivisa, con investimenti sulle professioni e con scelte coerenti rispetto ai reali bisogni delle comunità. La priorità resta chiara: garantire ai cittadini un’assistenza di prossimità accessibile, continuativa e di qualità, e ai medici condizioni di lavoro sostenibili, sicure e professionalmente dignitose. Solo mantenendo insieme questi due profili – tutela del paziente e tutela del medico – sarà possibile accompagnare in modo credibile la transizione verso il nuovo modello di sanità territoriale». I 4 presidenti chiedono «ascolto, senza fughe in avanti né irrigidimenti. È necessario aprire un confronto concreto con la Regione, con le aziende sanitarie e con tutte le rappresentanze professionali, per evitare che una riforma potenzialmente utile perda efficacia nella fase attuativa e per fare in modo che le case di comunità non restino contenitori vuoti, ma diventino luoghi veri di cura, integrazione e risposta ai bisogni dei cittadini».
Anche l’opposizione annuncia la partecipazione alla protesta: «Piena solidarietà e vicinanza», così il segretario regionale del Pd Daniele Marinelli e i consiglieri regionali Silvio Paolucci, Antonio Di Marco, Antonio Blasioli, Dino Pepe, Pierpaolo Pietrucci e Sandro Mariani, «da mesi denunciamo il fallimento della programmazione sanitaria della giunta Marsilio. Oggi i sindacati della medicina generale certificano ciò che cittadini e operatori vivono ogni giorno: ritardi, assenza di confronto, mancanza di una visione e progressivo smantellamento della sanità di prossimità. Altro che rilancio del territorio», dice il Pd, «siamo davanti a una politica fatta di tagli, annunci e inaugurazioni senza servizi». Il Pd parla del Programma operativo appena approvato dal centrodestra di governo: «La Regione ha previsto fino a 12 milioni di euro di tagli alla medicina territoriale, mentre mancano centinaia di medici di base e oltre 60mila cittadini sono già senza medico di famiglia. È il risultato di una gestione fallimentare che rischia concretamente di riportare l’Abruzzo verso il commissariamento della sanità».
Il Pnrr è un altro nodo: «Le case di comunità dovevano rappresentare il perno della nuova assistenza territoriale. Invece oggi molte strutture risultano in ritardo altre vengono inaugurate senza un modello organizzativo definito, senza personale sufficiente e senza una reale integrazione con la medicina generale. Il rischio denunciato dai sindacati è concreto: avere contenitori vuoti mentre nei territori, soprattutto nelle aree interne, si continua a perdere prossimità sanitaria e continuità assistenziale. L’Abruzzo», continuano i Dem, «è inoltre tra le regioni con il più alto tasso di rinuncia alle cure: migliaia di famiglie rinunciano a curarsi per difficoltà economiche, liste d’attesa interminabili e assenza di servizi vicini. È il segno più drammatico del fallimento delle politiche sanitarie regionali e nazionali. Non si può costruire la medicina del territorio contro i medici di famiglia o senza coinvolgere chi ogni giorno garantisce assistenza e prossimità ai cittadini. Servono subito il rinnovo dell’Accordo integrativo regionale, investimenti veri sulla medicina generale, il pieno utilizzo delle risorse del Pnrr e un piano credibile per salvare la sanità territoriale abruzzese. Continuare così significa aumentare disuguaglianze, mobilità passiva e abbandono sanitario di intere comunità». (p.l.)
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