Abruzzo in campo per difendere Mattarella

11 Agosto 2018

Interrogazione di D’Alfonso a Conte: «Denunceremo i responsabili degli attacchi al Capo dello Stato»

PESCARA . Parte dall’Abruzzo la controffensiva in difesa del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, che lo scorso maggio fu oggetto di attacchi da parte di vari esponenti politici che arrivarono a ipotizzarne la messa in stato di accusa per aver posto un veto sulla nomina di Paolo Savona al dicastero dell’economia.
Sono due le iniziative messe in campo da Luciano D’Alfonso: la prima si riferisce a uno degli ultimi atti di giunta a firma dell’ex presidente, con il quale si dà mandato all’avvocatura regionale di verificare «la possibilità di presentare denuncia nei confronti dei rappresentanti delle istituzioni che hanno promosso minaccia di messa in stato di accusa». Un comportamento, secondo D’Alfonso, che potrebbe configurare «anche con la sola minaccia, la lesione dell'autonomia riconosciuta costituzionalmente al Capo dello Stato. Con questo atto», ha detto ieri esibendo la delibera firmata il 7 agosto, «intendo custodire l'integrità, la libertà e l'autonomia del Capo dello Stato che rappresenta l'unità del Paese e verificare se, durante il dibattito politico, siano state violate le norme costituzionali».
La seconda iniziativa, invece, è quella di D’Alfonso senatore, e consiste in un’interrogazione a risposta orale rivolta al presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, per sapere se «non ritenga che, prefigurando la messa in stato di accusa per alto tradimento, si sia attentato all’autonomia e alla libertà del Presidente della Repubblica» e «quali provvedimenti siano stati o si intendano adottare per arginare una condotta deplorevole avviata già prima del 27 maggio e amplificata, in quella data, dalla corsa a rendere pubblico un conflitto in cui il comportamento degli attori coinvolti ha prodotto l’obiettivo peggioramento e l’aggravarsi della sfiducia della popolazione nei confronti delle istituzioni democratiche, minando la tenuta delle stesse. Se fossimo stati in America», ha evidenziato D’Alfonso, enfatizzando il fatto che questa iniziativa non ha precedenti in Italia, «saremmo stati di più a tutelare il bene supremo dell'unità nazionale e dell'unità territoriale».
Ma il senatore ex presidente non si ferma qui, e ricorda che i social network, tra il 27 e il 28 marzo, vengono invasi da affermazioni offensive nei confronti di Mattarerlla, tanto da spingere la Procura di Palermo a indagare 39 persone. Per questo, D’Alfonso interroga Conte per sapere « se non crede che l’orizzonte di una democrazia immediata e senza filtri, in cui il Parlamento - nelle parole di rappresentanti delle istituzioni - potrebbe trovarsi, dato il riconoscimento di un crescente plusvalore degli strumenti informatici ad assurgere al mero ruolo di uno degli eventuali canali di comunicazione politica, possa finire per dividere e distruggere quello che il costituzionalismo ha cercato negli anni di conciliare». (a.bag.)