Abruzzo, la protesta di 11mila infermieri

Il documento inviato al governo con tutte le richieste avanzate da una delle categorie in prima linea
Il governo dimentica gli infermieri. Lo denuncia la Fnopi, la Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche, che, in una una lettera aperta indirizzata all’Esecutivo, ma anche a Parlamento e Regioni, torna a chiedere l’assegnazione dell’indennità di specificità, promessa e finanziata nella legge di Bilancio del 2020 ma mai effettivamente erogata, e la possibilità di aumentare il numero di docenti-infermieri nelle università. Istanze condivise ovviamente anche dagli 11 mila infermieri abruzzesi, per un comparto, che a livello nazionale, conta oltre 450 mila professionisti. «Il senso della lettera è che, di fronte al riconoscimento delle nostre competenze che si è visto in questi due anni di pandemia, sia il governo che i sindacati non fanno nulla per valorizzare la professione. Non ci meritiamo questo trattamento» afferma Irene Rosini, presidente dell’ordine degli infermieri di Pescara, parlando a nome e per conto dei quattro ordini regionali.
Fino al 1999, gli infermieri percepivano un’indennità specifica, come riconoscimento del particolare lavoro che svolgevano. A seguito di successivi accordi, quell’indennità è stata estesa indistintamente a tutto il comparto sanitario, amministrativi compresi. Nella legge di Bilancio 2021 la misura è stata reintrodotta e rifinanziata ma l’applicazione è stata rinviata alla contrattazione collettiva nazionale. Ad oggi, però, non è ancora stata assegnata. «La nostra è una categoria che non può essere equiparata alle altre del settore», osserva Rosini, «chiediamo che questa diversità venga riconosciuta, a livello economico e prevedendo delle classificazioni diverse anche all’interno della stessa categoria, perché un infermiere impiegato in dialisi ha una formazione completamente diversa da quella di chi lavora in terapia intensiva neonatale o in sala operatoria. Ci aspettiamo una risposta dal governo, altrimenti passeremo a delle azioni anche forti. E’ una situazione che sta rendendo questa professione sempre meno attrattiva, come dimostra il calo delle iscrizioni ai corsi di laurea, che in molti casi sono molte meno dei posti messi a bando».
Un altro tema al centro della protesta è proprio quello della formazione. La Fnopi chiede che venga implementato il numero di docenti-infermieri dentro le università, visto che oggi ce n’è uno ogni 1.350 studenti, contro uno ogni sei di altre discipline. C’è poi un altro aspetto da considerare, che riguarda invece più da vicino l’Abruzzo, ed è quello che accade agli studenti dopo aver raggiunto il traguardo della laurea: «Investiamo molto sulla formazione, abbiamo due ottime università che formano degli eccellenti professionisti ma poiché non si fanno più concorsi a tempo indeterminato, molti di loro vanno a cercare il ruolo altrove, in altre regioni o anche all’estero».

