ABRUZZO&previdenza»le novità del 2019

30 Agosto 2018

PESCARA . Dal 1° gennaio 2019 l’età della pensione di vecchiaia sarà di 67 anni: 5 mesi in più dell’età richiesta nel 2018 (66 anni e 7 mesi). Dopo di che passeranno quattro anni (e non due come...

PESCARA . Dal 1° gennaio 2019 l’età della pensione di vecchiaia sarà di 67 anni: 5 mesi in più dell’età richiesta nel 2018 (66 anni e 7 mesi). Dopo di che passeranno quattro anni (e non due come previsto dalla Legge Fornero) per registrare un altro scatto. Infatti, secondo le stime della Ragioneria dello Stato non ci sarà l’adeguamento automatico del 2021, ma si andrà direttamente a quello del 2023. Da quel momento l’asticella della pensione di vecchiaia tornerà a salire di tre mesi ogni due anni fino ad arrivare a quota 68 anni nel 2029. E lì per il momento ci fermiamo.
Il blocco dell’adeguamento legato all’aspettativa di vita dipenderebbe dall’andamento demografico stimato dall’Istat. Sempre dal 1° gennaio 2019 è confermato il requisito anagrafico per la pensione di anzianità di 43 anni e 3 mesi. Per quanto riguarda la spesa pensionistica, la Ragioneria la stima al 15,1 per cento del Pil nel 2021 con una salita graduale al 16,2 per cento fino al 2044, quando la spesa dovrebbe registrare una costante discesa per la scomparsa delle generazioni del baby boom. Cifre da prendere naturalmente con la dovuta prudenza.
APE VOLONTARIO. L’aumento dell’età della pensione riguarderà anche chi chiederà l’uscita con l’Ape volontario, lo strumento con il quale è possibile richiedere un anticipo pensionistico previo mutuo da scontare sugli assegni previdenziali. Per accedere all’Ape Volontario non devono mancare più di 3 anni e 7 mesi all’età della pensione di vecchiaia. In questo caso l’età anagrafica è incrementata di 3 mesi: dunque non sarà possibile utilizzare questo strumento prima del compimento dei 63 anni e 3 mesi. Nessuna novità invece per l’Ape Sociale poiché – salvo una improbabile proroga del Governo – questo strumento non sarà riconfermato nel 2019, costando ben 600 milioni.
LE ECCEZIONI. Ma non tutti i lavoratori che andranno in pensione nel 2019 dovranno salire il gradino di 5 mesi per raggiungere la vecchiaia. Ci sarà infatti una fetta di italiani che godrà del blocco dell’ascensore anagrafico in virtù del lavoro svolto. Sono i cosiddetti lavoratori dei lavori usuranti.
Questi lavoratori potranno accedere alla pensione di vecchiaia all’età di 66 anni e 7 mesi, purché abbiano maturato un’anzianità contributiva pari ad almeno 30 anni (e non 20 com’era precedentemente).
Si tratta di 15 categorie di lavoratori: addetti alla concia di pelli e pellicce; addetti ai servizi di pulizia; addetti spostamento merci e/o facchini; conducenti di camion o mezzi pesanti in genere; conducenti treni e personale viaggiante in genere; guidatori di gru o macchinari per la perforazione nelle costruzioni; infermieri o ostetriche che operano su turni; maestre/i di asilo nido e scuola dell’infanzia; operai edili o manutentori di edifici; operatori ecologici e tutti coloro che si occupano di separare o raccogliere rifiuti; chi cura, per professione, persone non autosufficienti; lavoratori marittimi; settore siderurgico; pescatori; lavoratori agricoli.
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