Abusi nel convitto, spunta l’aggravante
Il pm vuole una pena più pesante per il custode del Cuppari di Alanno, la sentenza il 25 settembre
PESCARA. In apertura dell'ultima udienza del processo a carico del collaboratore scolastico dell'Istituto Cuppari di Alanno, D.D.S., accusato di abusi sessuali su cinque ragazzi ospiti del convitto, il pm chiede e ottiene di poter aggiungere all'imputazione un'aggravante e il difensore dell'imputato, l'avvocato Uberto Di Pillo, chiede i termini a difesa.
Processo rinviato dunque al 25 settembre prossimo quando inizierà la discussione cui seguirà la sentenza del tribunale. La contestazione dell'aggravante riguarda il fatto di aver compiuto i fatti in contestazione «all'interno del suddetto Istituto d'istruzione frequentato dalle persone offese con abuso dei poteri e violazione dei doveri del pubblico servizio svolto», che riguarda la funzioni di custode del convitto. Un'aggravante che, se dovesse essere riconosciuta dal tribunale in un’ eventuale sentenza di condanna, potrebbe pesare molto ai fini della quantificazione della pena. Il processo era arrivato proprio alle battute finali. Si doveva tenere la discussione dopo che nelle precedenti udienze erano sfilati numerosi testi dell'accusa e della difesa. La dirigente dell'Istituto, alcuni professori, alcuni allievi che avevano, in quel periodo in contestazione, frequentato la scuola, e anche i familiari dell'imputato chiamati dalla difesa a confutare la tesi accusatoria, evidenziando che nell'istituto, da loro stessi frequentato, non erano mai circolate voci di presunti abusi commessi dall'imputato. Gli abusi sessuali elencati nel capo di imputazione per violenza sessuale, si sarebbero verificati quasi tutti nell'alloggio del collaboratore scolastico che si trovava all'interno del convitto. I ragazzi, invece di vedere la televisione nella stanza messa a loro disposizione, spesso preferivano recarsi dal bidello.
Ed è lì che, secondo l'accusa l'imputato avrebbe commesso il reato nei confronti di ben cinque ragazzi, uno dei quali costituito parte civile (assistito dall'avvocato Carlo Corradi).
Li avrebbe «stretti a sé, baciandoli sul collo, leccando loro il collo e le orecchie, tentando di baciarli, palpeggiandoli, toccandosi nelle parti intime dinanzi a loro e denudandosi, mostrando il proprio organo genitale», così come viene riportato nel capo di imputazione. Nel corso del dibattimento un paio delle parti offese avrebbero confermato i fatti, altri invece avrebbero sfumato la cosa descrivendo il bidello come una persona scherzosa. La sentenza è dunque prevista per il 25 settembre prossimo.

