Abusi sessuali nel convitto Sfilano i testi a difesa del bidello

Il giudice ha ascoltato due educatori dell’istituto agrario Cuppari, i quali hanno anche spiegato la disposizione delle camere rispetto alla stanza del custode. Prossima udienza fissata al 5 giugno
PESCARA. Nel processo a carico del collaboratore scolastico dell’istituto Cuppari di Alanno, D.D.S., accusato di abusi sessuali su cinque ragazzi ospitati nel convitto della scuola (fatti che sarebbero accaduto a cavallo tra il mese di febbraio e marzo dello scorso anno), continuano a sfilare i testi citati dalla difesa.
Ieri pomeriggio in aula ne sono comparsi però soltanto due: educatori della scuola, mentre i tre studenti citati non si sono presentati. I due professori hanno in sostanza riferito di non aver mai sentito lamentele nei confronti dell’imputato, confermando però che a volte alcuni ragazzi, invece di vedere la tv nella sala comune, se ne andavano nella stanza dell’imputato che della struttura è anche il custode. Ad uno dei professori è stato poi chiesto dal difensore del bidello, avvocato Uberto Di Pillo, di precisare un episodio avvenuto di notte in cui uno dei ragazzi abusati, parte civile nel processo (assistito dall’avvocato Carlo Corradi), si sarebbe sentito male e sarebbe stato assistito anche dall’imputato che gli prese la pressione prima dell’arrivo del medico di turno del paese, «viste le sue conoscenze infermieristiche», come ha sostenuto l’educatore. E, sulla scorta delle riprese delle telecamere che vennero installate dalla polizia giudiziaria nel convitto e che sono state visionate nell’udienza precedente, il collegio e l’accusa hanno chiesto spiegazione ai testi sull’ubicazione delle stanze da letto dei ragazzi rispetto a quelle degli educatori poste al piano superiore del convitto. Questo perché, secondo l’accusa e quanto emerso dalle dichiarazioni delle parti offese già ascoltate dal tribunale, i presunti abusi sarebbero avvenuti proprio nella stanza del custode-collaboratore scolastico. Secondo il capo di imputazione l’imputato in quelle occasioni stringeva a sé i ragazzi (nella sua stanza andavano spesso due o tre ragazzi al massimo a vedere la tv), li baciava sul collo, tentava di baciarli e li palpeggiava toccandosi nelle parti intime e denudandosi davanti a loro. Ma secondo la difesa quelle riprese non sarebbero affatto chiare e dalla loro visione non è possibile desumere nessun atto di violenza sessuale. La difesa ha anche chiesto al collegio la revoca della misura cautelare cui è ancora sottoposto l’imputato, che è quella degli arresti domiciliari disposti dal gip il 4 aprile 2018, data dalla quale scattò anche la sospensione dal lavoro decretata invece dalla dirigente scolastica. Una sospensione che è legata alla misura cautelare, per cui la difesa ha chiesto in alternativa una misura meno afflittiva che potrebbe essere quella del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalle persone offese. Intanto l’udienza riprenderà il prossimo 5 giugno quando sul banco dei testimoni dovrebbero arrivare tre ragazzi del convitto, sempre chiamati dalla difesa del bidello.

