Abusi sui ragazzi, condanna confermata

Anche la Corte d’Appello sentenzia tre anni e 10 mesi per il custode del convitto dell’istituto agrario Cuppari di Alanno
ALANNO. Anche per i giudici della Corte d'Appello dell'Aquila, il custode del Convitto dell'Istituto Cuppari di Alanno, Dante Di Serio, è colpevole di abusi sessuali su alcuni ragazzi minorenni ospiti della struttura, e hanno sentenziato la conferma della condanna di primo grado a 3 anni e 10 mesi di reclusione.
Il custode-imputato, nel giudizio davanti al collegio di Pescara, con il rito abbreviato, era stato riconosciuto colpevole per gli abusi sessuali su due ragazzi del convitto, mentre per altri tre era stato assolto.
Ieri la difesa dell'imputato, rappresentata dall'avvocato Uberto Di Pillo, ha tentato il tutto per tutto, ottenendo dal collegio l'acquisizione di una chiavetta nella quale erano stati registrati pochi minuti della trasmissione televisiva della Rai, “I Fatti Vostri”, durante la quale uno dei tre ragazzi, ospite in studio, aveva raccontato la sua storia. La difesa ha giocato così la carta della mancata credibilità della parte offesa che, con quell'apparizione televisiva, avvenuta pochi giorni dopo la sentenza di primo grado, si sarebbe fatto in sostanza un vanto di quanto accaduto al bidello dell’Istituto, pubblicizzando quella storia.
Nei confronti della seconda parte offesa, invece, la difesa ha tentato di dimostrare come non ci sarebbe stata nessuna costrizione visto che il ragazzo, dopo quei toccamenti e quei baci sul collo che si verificarono nella stanza dell’imputato, all'interno del convitto (da qui l’aggravante che venne contestata dal pm di Pescara), non si sarebbe allontanato e quindi sarebbe stato quasi compiacente: un atteggiamento che avrebbe potuto far venir meno la pesante accusa di violenza sessuale.
Il collegio (presidente Servino, a latere De Matteis e Grilli), disponendo l'acquisizione della chiavetta, aveva comunque detto che si sarebbe riservato di valutare il contenuto della stessa. Ma evidentemente quegli elementi difensivi non sono riusciti a scalfire il teorema accusatorio riproposto dalla pubblica accusa (che al termine della sua requisitoria ha chiesto la conferma della condanna pescarese) e dalla parte civile rappresentata dall’avvocato Carlo Corradi.
All’epoca dei fatti (a cavallo tra il 7 febbraio e il 22 marzo del 2018), gli ospiti della struttura di Alanno erano tutti minorenni. Ragazzi che spesso si recavano la sera nella stanza del custode per vedere programmi televisivi diversi da quelli scelti per tutti gli altri ospiti nella sala attrezzata del convitto. E in quelle occasioni, approfittando della scarsa sorveglianza e del fatto che i ragazzi erano attratti dai film di loro gradimento, Di Serio avrebbe stretto a sé i ragazzi, «palpeggiati, baciati sul collo, denudandosi, toccandosi nelle parti intime e mostrando agli studenti i propri genitali», come si legge nel capo di imputazione. Ma ci sarebbero stati anche altri episodi come quando uno dei ragazzi costituito parte civile si sentì male e venne accompagnato in bagno di notte e lì il custode tentò un approccio sessuale.
Durante il dibattimento di primo grado, la difesa aveva portato dei testimoni per supportare la tesi in base alla quale all'imputato piaceva scherzare, e che quei baci e quei palpeggiamenti non avevano nessun secondo fine. Anche tre delle parti offese in udienza minimizzarono i fatti, ma questo non incise più di tanto nel giudizio finale che fu di condanna.
A dare il via all'inchiesta fu la dirigente scolastica, venuta a conoscenza della vicenda. I carabinieri iniziarono le indagini e posizionarono anche delle telecamere all’interno del convitto. Riprese che sono risultate poi estremamente utili, secondo l’accusa, per dimostrare la responsabilità dell'imputato.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

