Abuso e falso, Pagnanelli a rischio processo

Chiusa l’inchiesta sull’immobile di via Fabrizi. Il pm chiede il rinvio a giudizio del presidente del consiglio
PESCARA. Per la vicenda relativa ai lavori effettuati su un fabbricato di sua proprietà, il presidente del consiglio comunale di Pescara Francesco Pagnanelli rischia il processo. Stessa sorte potrebbe toccare al dirigente comunale Gaetano Silverii, Carlo Galimberti, tecnico progettista e direttore dei lavori, e a Salvatore Giannitti, responsabile dell'ufficio Suac del Comune. La procura ha infatti presentato a loro carico la richiesta di rinvio a giudizio.
Il pm Andrea Di Giovanni ipotizza per tutti il reato di abuso d’ufficio.
Pagnanelli e Galimberti sono invece accusati anche di abuso edilizio e falsità ideologica in certificati. In particolare, gli interventi finiti all’attenzione della Procura riguardano «la demolizione, ricostruzione e ampliamento fuori sagoma del fabbricato esistente» che si trova tra via Nicola Fabrizi e via Dante, in passato di proprietà dei nonni di Pagnanelli.
Secondo l’accusa, i lavori sarebbero stati eseguiti con il permesso di costruire in sanatoria, «rilasciato illegittimamente dal Comune a fronte di opere non sanabili perché in contrasto con la disciplina urbanistica ed edilizia vigente».
La violazione sarebbe relativa alla distanza minima dal confine da rispettare, ossia la strada pubblica. Relativamente all’abuso d'ufficio, stando alla ricostruzione dell’accusa, sarebbe stata proposta inizialmente una richiesta di altro titolo autorizzativo, ossia la Scia (Segnalazione certificata di inizio attività), sulla quale però il geometra comunale che era stato incaricato di esaminare tale istanza espresse «negativo ed argomentato parere al rilascio del titolo autorizzativo».
Stando sempre all’accusa, gli imputati poi, «attesa l’irremovibilità del geometra sull’improcedibilità della Scia», nel corso di una riunione in Comune alla quale partecipano il presidente dell’assise civica, Galimberti, Silverii e il geometra, avrebbero tentato di aggirare l’ostacolo «facendo ritirare a Pagnanelli la Scia già presentata e facendogli presentare istanza per ottenere il permesso a costruire, al cui rilascio avrebbe provveduto Silverii».
Giannitti si sarebbe invece adoperato per «evitare l’avvio del procedimento amministrativo per la sospensione dei lavori e l’ordine di demolizione, ritardando di ben tre mesi la trasmissione del verbale di sopralluogo tecnico».
Sempre a giudizio dell’accusa, Pagnanelli e Galimberti avrebbero eseguito i lavori «in assenza della preventiva denuncia di inizio lavori e presentazione del relativo progetto al Genio civile», e avrebbero realizzato «la Scia depositata il 14 maggio 2017, falsa in ogni sua parte, perché rappresentante uno stato dei luoghi diverso dalla realtà constatata in sede di sopralluogo tecnico».
Il procedimento ora passa al vaglio del gup Elio Bongrazio, che dovrà decidere se rinviare a giudizio i quattro imputati. L’udienza preliminare si terrà il 9 luglio.
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