Abuso per un balcone, decisione a maggio

27 Gennaio 2021

La difesa dell’ex presidente del consiglio comunale Pagnanelli ottiene il rinvio: «Errori da colmare»

PESCARA. Fumata nera per la definizione della vicenda giudiziaria che fece finire sotto inchiesta l’ex presidente del consiglio comunale di Pescara, Francesco Pagnanelli, il dirigente comunale Gaetano Silverii, il progettista Carlo Galimberti e il funzionario comunale Salvatore Giannitti.
Tutti accusati di abuso d'ufficio, mentre Pagnanelli e Galimberti anche di abuso edilizio e falso, in relazione a un presunto iter procedurale irregolare che sarebbe stato seguito solo per favorire Pagnanelli, per il ruolo che ricopriva in Comune, nell'effettuazione di alcuni lavori in un fabbricato di proprietà dello stesso esponente politico.
Ieri doveva esserci la discussione davanti al gup per decidere su un eventuale processo, ma il giudice ha accolto le richieste avanzate dal collegio difensivo di una più approfondita disamina della vicenda, e ha rinviato al 4 maggio prossimo, quando dovrebbe essere sentito anche il tecnico comunale che firmò la Scia, e che rappresenta uno dei punti caldi dell’inchiesta.
«Ho agito», afferma Pagnanelli all’uscita dall’aula di udienza, «nel pieno rispetto di tutti i passaggi tecnici, nella totale regolarità». Il suo legale, l'avvocato Cesare Borgia, va invece oltre parlando di errori da colmare presenti nella stesura del capo di imputazione, in relazione al reato di falso collegato ai lavori che vennero cristallizzati nel corso di un sopralluogo dei tecnici comunali il 10 maggio 2017.
A quell’epoca, secondo quanto un tecnico comunale (lo stesso che dovrà essere chiamato a rispondere alle domande del giudice nella prossima udienza) dichiarò al pm dell’epoca (Rosaria Vecchi), quei lavori non potevano essere iniziati in quanto dovevano trascorrere 30 giorni dal deposito della Scia, che avvenne il 14 aprile del 2017. Anche se la norma sostiene il contrario: da qui l’errore evidenziato dal difensore di Pagnanelli.
Il dirigente Silverii ha invece fatto delle dichiarazioni spontanee sostenendo di aver seguito una prassi regolare e che quindi Pagnanelli non avrebbe avuto un trattamento diverso da qualsiasi altro cittadino.
E a sostegno della sua tesi ha depositato documenti di casi analoghi.
«Abbiamo chiesto», ha detto l’avvocatessa Giuseppina D'Angelo che difende Silverii, «un approfondimento dell’istruttoria, in relazione alla corretta interpretazione attuativa del decreto sviluppo e della norma di riferimento che, nel caso specifico, sono state rispettate».
Insomma, a distanza di oltre tre anni dai fatti che portarono anche al sequestro dell’immobile, al centro di Pescara, questa vicenda sembra non essere stata ancora chiarita in tutti i suoi aspetti.
Aspetti anche squisitamente tecnici come quelli, pure contestati dall’accusa, che riguarderebbero il mancato rispetto delle distanze, con un presunto disallineamento dal fronte strada.
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