Accoglienza, ecco cosa non ha funzionato

I profughi ucraini rimasti sono 8mila: bene gli alberghi, male il sistema di ospitalità diffusa dello Stato
L’Abruzzo ha accolto più di novemila ucraini in fuga dalla guerra dall’inizio dell’invasione russa. E ottomila di loro sono ancora qui. Questo, almeno, secondo l’ultimo bollettino della Protezione civile regionale diffuso giovedì, che mostra numeri tra i più alti in Italia. Forse quella abruzzese è stata addirittura la regione più accogliente di tutte in proporzione alla popolazione residente.
Il risultato è dovuto soprattutto alla imponente partecipazione degli operatori turistici, albergatori e non solo: oltre la metà degli ucraini (4.078 sul totale di 8.041) è ancora oggi ospitata nelle strutture alberghiere, nella stragrande maggioranza dei casi del Teramano. E l’impegno degli operatori turistici, insieme alla loro collaborazione con la Protezione civile regionale, sono sicuramente da annoverare tra le cose che hanno funzionato. Tra gli aspetti positivi non bisogna dimenticare anche la grande ondata di solidarietà dei cittadini abruzzesi in generale.
Ma ci sono anche cose che hanno funzionato meno (o per niente). Innanzitutto l’accoglienza diretta da parte dello Stato: su 8mila ucraini, oggi nei Centri di accoglienza straordinaria Cas ce ne sono solo 244 e i posti letto ancora liberi sono soltanto 46.
Non ha funzionato nemmeno il sistema di “accoglienza diffusa” messo in piedi dalla Protezione civile nazionale per sopperire proprio alla carenza dei Cas: tempi troppo stringenti e paletti rigidissimi imposti dal bando, non hanno permesso a nessuna associazione abruzzese – nonostante tentativi ci siano stati – di riuscire a proporre un progetto di accoglienza diffusa finanziato dallo Stato. Solo Arci e Caritas sono riuscite a mettere in campo progetti per l’Abruzzo, ma per un totale di 151 posti letto a disposizione nella nostra regione (di cui zero nell’Aquilano). Numero oggettivamente irrisorio davanti ai 9.198 ucraini accolti.
Il risultato dei numeri ridottissimi dell’accoglienza dei Cas e dell’associazionismo è stato che 3.719 ucraini ancora oggi sono ospiti di amici o parenti, i quali non hanno avuto alcun sostegno economico per il mantenimento dei cari ospitati. Gli stessi profughi hanno potuto richiedere un contributo economico al massimo di 300 euro al mese per tre mesi (150 euro per ogni minore). Ma nemmeno tutti ne hanno fatto richiesta: secondo il ministero, il contributo è andato soltanto a 2.674 ucraini dei 3.719 che ne avevano diritto. Non solo: sotto alle aspettative, anche il numero delle persone che hanno richiesto la protezione temporanea, cioè il permesso di soggiorno. Secondo il ministero, a fronte di 9.198 arrivi, in Abruzzo sono stati solo 6.590. I numeri, quindi, non tornano affatto.

