Accoltella il compagno, condannata a 6 mesi

19 Settembre 2023

Per il giudice non fu tentato omicidio: lui, ubriaco, la stava minacciando con il martello perché non trovava le scarpe

PESCARA. Rischia di essere presa a martellate dal compagno violento e ubriaco, si difende e lo accoltella all'addome. L’ episodio di violenza familiare si è verificato il 27 settembre del 2020 ed è poi finito davanti al giudice monocratico che ha però concesso alla imputata le attenuanti generiche. E con il rito abbreviato l’ha condanna a soli 6 mesi di reclusione con la sospensione della pena.
C’è da dire che anche il pm Andrea Di Giovanni, che aveva istruito il caso, non aveva contestato alla donna il tentato omicidio, ma soltanto le lesioni gravi aggravate dal rapporto di convivenza. Lui è un romeno che, una volta uscito dall’ospedale dopo l'accoltellamento, è tornato in Romania senza farsi più vedere nè tantomeno presenziare al processo che lo vedeva parte offesa. Lei, 45 anni, originaria di Chieti, ma residente in provincia di Pescara, nell’immediatezza del fatto aveva chiamato subito il 118 ed esposto ai carabinieri i fatti, ammettendo di aver colpito il compagno che era continuamente sotto l’effetto dell’alcol e quindi non riusciva a controllare le sue reazioni. Quel giorno la discussione, come spesso accadeva, era nata per futili motivi: l’uomo non riusciva a trovare un paio di scarpe. Completamente ubriaco dopo aver bevuto in modo smoderato vino e birra, come riferì l’imputata, perde il controllo, va in giardino, prende un martello e si avvicina minaccioso alla donna con l’intenzione di colpirla. Quest’ultima, vistasi persa, prende un coltello della cucina e lo brandisce davanti al compagno con l’intenzione di farlo recedere dal suo insano proposito. Ma lui non arretra, anzi. Le va incontro e lei, a quel punto, si difende colpendolo all’addome. Immediatamente poi, l’imputata ha soccorso l’uomo tamponando la ferita e chiamando il 118, mentre quasi in contemporanea i carabinieri venivano avvisati di quell’accoltellamento. Quando i militari entrano in casa, trovano l’uomo sul letto e la donna in casa con i soccorritori del 118 ai quali aveva già riferito ogni particolare dell’accaduto.
Il difensore dell’imputata, l’avvocatessa Gianna Giannini, ha chiesto e ottenuto dal giudice il rito abbreviato, peraltro condizionato all’audizione della figlia della donna (avuta da un precedente matrimonio), che ha riferito al giudice una serie di precedenti episodi di violenza cui la madre era stata sottoposta da parte del compagno. Quando era stata interrogata dopo l’incriminazione, l’imputata spiegò che già in passato era stata vittima di violenza da parte del suo compagno che era solito ubriacarsi, ma di non averlo mai denunciato per timore di ritorsioni. Era stata sempre l’imputata a consegnare ai militari intervenuti sul posto sia il coltello con il quale aveva ferito il compagno, sia il martello che quest’ultimo aveva preso per colpirla.