«Accuse infondate» Testa si discolpa su truffe e bancarotte

L’ex presidente della Provincia indagato per alcune società del gruppo De Nicola. «Incarichi lasciati prima dei crac»
PESCARA. «Mi ritengo assolutamente estraneo ai fatti contestati». Si difende così Guerino Testa, capogruppo in consiglio comunale di Ncd e ex presidente della Provincia di Pescara, dopo aver ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini della Procura sull’inchiesta relativa al gruppo della famiglia di Carmine Di Nicola, il noto imprenditore impegnato nel campo delle sanità e delle scuole private.
Testa è uno dei 23 indagati (non come politico, ma per la sua attività professionale di commercialista) e con lui ci sono, oltre a Di Nicola, i figli dell’imprenditore, Pierpaolo e Antonella, e la moglie Maria Grazia Orlando, oltre a due uomini di fiducia di Di Nicola, Antonio Di Ianni e Antonello Ciuffetelli, e ad Andrea Di Prinzio, commercialista e consulente finanziario, titolare dello studio di via Venezia dove lavora Testa.
Tra i reati ipotizzati, a vario titolo, ci sono associazione per delinquere finalizzata a una serie di bancarotte fraudolente, truffe ai danni dell’erario e dell’Inps, evasione fiscale e abusivo ricorso al credito.
L’inchiesta ha preso in considerazione una serie di società che sarebbero state delle semplici scatole vuote o esistenti solo sulla carta, pensate per creare un giro di soldi che, generati dalle bancarotte fraudolente, poi finivano sui conti correnti di Di Nicola. Le somme non versate sarebbero pari a 6 milioni di euro,
«Il ruolo che ho ricoperto», spiega Testa parlando della sua attività di amministratore, riguarda «solo alcune delle aziende interessate dalle indagini ed è risalente a diversi anni fa, addirittura anche prima di essere eletto presidente della Provincia», nel 2009.
Sempre facendo riferimento al suo ruolo nelle vicende societarie oggetto delle indagini della Guardia di finanza e coordinate dal sostituto procuratore Anna Rita Mantini, Testa fa notare che abbraccia «un arco temporale estremamente limitato».
A questo proposito il legale di Testa, Ernesto Torino Rodriguez, sottolinea che l’operato dell’indagato è avvenuto secondo «criteri di correttezza e nel rispetto delle regole e gli incarichi ricoperti sono stati lasciati molti anni prima del fallimento».
Testa conclude spiegando di fare «pieno affidamento sulla professionalità e competenza della magistratura con la quale ritengo di poter chiarire la mia posizione, una volta avuto il tempo di esaminare la gran mole di documenti riversata nel fascicolo delle indagini preliminari». Testa e gli altri indagati hanno 20 giorni di tempo per presentare memorie difensive, chiedere di essere interrogati o svolgere ulteriori attività difensive prima che il pm chieda il rinvio a giudizio. Per la Procura, un ruolo di primo piano è stato svolto, nella gestione delle società che facevano capo a De Nicola (ma che venivano amministrate da altri), da Di Prinzio, anche per ciò che riguardava il rapporto con le banche. In base all’accusa ci sarebbe stato il ricorso a documentazione messa a punto appositamente per nascondere le condizioni economico-finanziarie reali del gruppo.
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