Acqua al mercurio, 2 indagati

30 Agosto 2015

Roccamorice, sequestrati 5mila metri quadri di terreno contaminato. Coinvolto il sindaco

ROCCAMORICE. Per quanto tempo i 948 residenti di Roccamorice hanno bevuto acqua avvelenata, contaminata dal mercurio? L’indagine, che ieri ha portato al sequestro di un terreno di 5 mila metri quadrati con concentrazioni di mercurio fino a 223 volte di più rispetto al valore massimo consentito con due indagati, forse non risponderà mai a questa domanda: nell’agosto del 2014, all’ultimo controllo eseguito dalla Asl di Pescara e dall’Arta, l’acqua nei serbatoi dell’Aca era pulita. Poi, 8 mesi dopo, il 15 aprile scorso, è stato trovato il mercurio. Mezzo chilo di mercurio finito nell’acqua a causa della rottura di un dispositivo usato per tenere sotto controllo la pressione della portata dell’acqua in una cisterna.

Domanda impossibile. Quando si è rotto il venturimetro? È la domanda impossibile perché, probabilmente, nessuno potrà dire con certezza quando si è verificata la rottura: potrebbe essere successo appena dopo i controlli di un anno fa o appena prima di quelli di aprile. Gli indagati sono Lorenzo Livello, 53 anni, direttore tecnico dell’Aca, l’ente che gestisce l’acquedotto, e il sindaco di Roccamorice, Alessandro D’Ascanio, 37 anni: i reati contestati sono l’avvelenamento colposo e l’adulterazione di sostanze alimentari rendendole pericolose per la salute pubblica. Ma l’elenco degli indagati potrebbe allungarsi.

Emergenza in paese. Il 16 aprile scorso, è cominciata l’emergenza con i residenti costretti a rinunciare all’acqua del rubinetto e a convivere con l’incubo di aver consumato acqua avvelenata. L’allarme lanciato dal dipartimento di Prevenzione della Asl (15 aprile) è stato rilanciato dal Comune il giorno dopo con un’ordinanza che ha vietato, «al fine di tutelare la salute pubblica», l’utilizzo dell’acqua proveniente dal serbatoio di Pagliari. È il secondo e più valle dei due serbatoi presenti a Roccamorice: quello in cui si è verificata la rottura è il serbatoio Bosco, più a monte, che poi ha contaminato anche la cisterna più in basso.

Veleno nel terreno. Ma come è stata affrontata l’emergenza? In base alle testimonianze raccolte dagli agenti della forestale di Lettomanoppello e Sant’Eufemia a Maiella, l’Aca ha sversato l’acqua contaminata contenuta nel serbatoio nei terreni circostanti. È qui che l’Arta ha scoperto concentrazioni di mercurio fino a 223 volte di più rispetto al valore massimo consentito. Secondo l’indagine, l’acqua sarebbe stata smaltita attraverso una valvova che regola il troppo pieno della cisterna. Un gesto di superficialità o un modo per evitare lo smaltimento costoso di un rifiuto pericoloso? È un’altra domanda dell’indagine, coordinata dal pm Anna Rita Mantini. I terreni sono stati sequestrati: la forestale ha steso sulla superficie teli di plastica.

Lavaggio sotto accusa. L’ultima analisi del 13 luglio scorso ha rilevato che l'acqua è tornata potabile. L’ordinanza comunale che ha revocato il divieto elenca gli interventi fatti dall’Aca: «Interventi di pulizia e di lavaggio dei serbatoio Bosco e Pagliari, disconnessione venturimetri, lavaggio continuo dell’intera linea di distribuzione, installazione di tronchetti provvisori in sostituzione dei contatori delle utenze abitate e messa a scarico dell’allaccio prima del contatore per le utenze non abitate».

Interrogatori. Il 3 settembre prossimo inizieranno gli interrogatori: il primo a essere ascoltato sarà il sindaco che, durante la prima fase dell’indagine, ha già consegnato agli investigatori una memoria per ricostruire le tappe della vicenda. Poi, sarà ascoltato anche Livello. E l’indagine potrebbe allargarsi con nuovi indagati: gli inquirenti vogliono conoscere la procedura dell’Aca per i controlli e capire se, tra l’agosto 2014 e l’aprile di quest’anno, ci siano state omissioni. In merito allo sversamento nei terreni di acqua al mercurio, gli inquirenti vogliono sapere di chi è stata la decisione.

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