Acqua del Gran Sasso Lolli: dai laboratori stop ai test più pericolosi

«In attesa della messa in sicurezza, firmata un’intesa che prevede l’autorizzazione per alcune attività a rischio inquinamento falde»
L’AQUILA. Un sistema di allarme, consistente nella comunicazione ed eventuali autorizzazioni per eseguire in via preventiva interventi che possano comportare rischi per le falde acquifere del Gran Sasso. È quanto stabilito in un protocollo d’intesa sottoscritto da tutti gli enti, pubblici e privati, interessati all’area del traforo del Gran Sasso, per evitare inquinamenti delle falde acquifere da parte di agenti chimici provenienti in particolare dai Laboratori Infn e dall’autostrada, come accaduto un anno fa. E per questo i Laboratori Infn sospenderanno esperimenti con sostanze pericolose.
«Questo, in attesa di un progetto di messa in sicurezza degli scarichi dei laboratori del Gran Sasso in particolare, per evitare sversamenti e conseguente inquinamento delle falde acquifere», precisa il vice presidente della Regione, Giovanni Lolli, che ieri mattina, a Palazzo Silone, ha presentato il protocollo d’intesa al quale hanno aderito, tra gli altri, oltre alla Regione, i Laboratori del Gran Sasso, Strada dei Parchi (che gestisce la A24), la Ruzzo Reti, la Gran Sasso Acqua, le Asl dell’Aquila e Teramo, l’Arta e il Parco Gran Sasso-Laga.
Il 6 aprile scorso – a distanza di ben sette mesi dalla denuncia di inquinamento delle falde acquifere del Gran Sasso, avvenuto a fine agosto 2016 – il Centro riportava le dichiarazioni dell’ambientalista Augusto De Sanctis: «Le captazioni di acqua non sono compatibili con le sostanze usate a pochi metri, nel laboratori dell'Infn. L'Istituto superiore di Sanità e la stessa Asl hanno ammesso che le captazioni ai laboratori e ai tunnel non rispettano i requisiti di legge, in quanto le sostanze stoccate sono troppo vicine ai punti di prelievo. La presenza di 1.040 tonnellate di nafta pesante, 1.292 di trimetilbenzene (pseudocumene, un neurotossico), 45 sorgenti radioattive, dal Cesio137 all'Americio 241 (di cui 3 abbastanza rilevanti), seppur utilizzate in appositi contenitori, è inequivocabilmente incompatibile con i punti di captazione».
E a questo la Regione sta lavorando, in accordo con gli altri enti. «C’è una grande collaborazione tra gli enti pubblici e i privati», aggiunge Lolli. «Quali garanzie ora per i cittadini? Un attento monitoraggio, un sistema di allarme e di comunicazione, in modo da prevenire eventuali incidenti come quello dello scorso anno. Nel protocollo abbiamo ottenuto», aggiunge Lolli, «che tutti i soggetti che interagiscono con le falde acquifere (Laboratori Infn, Strada dei Parchi, Ruzzo e Gran Sasso Acqua) devono segnalare con adeguato anticipo qualsiasi intervento e attività che possa determinare un rischio per il sistema idropotabile. Per il progetto di messa in sicurezza – raccolta degli scarichi a 200 metri dal sistema acquifero – e salvaguardia dei fiumi, ci vorrà un anno», conclude Lolli. «Le garanzie assolute ci saranno solo quando verrà realizzato il progetto di messa in sicurezza.Per il progetto che dovrà essere realizzato, ci vorranno milioni di euro, tanti milioni. Ed è per questo che il problema deve essere di portata nazionale, un’emergenza del Paese. Un sistema di sicurezza del più grande laboratorio di fisica nucleare del mondo», conclude Lolli. «Parliamo di circa 2 km di captazione. Siamo di fronte a un problema di enorme difficoltà». Con Lolli hanno presentato il protocollo Emidio Primavera, direttore del dipartimento Opere pubbliche della Regione, e Sabrina Di Giuseppe, responsabile dell’ufficio Qualità delle acque.
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