Acqua, la commissione d’inchiesta inascoltata

18 Agosto 2024

Lavorò sei mesi in Regione: 38 sedute per ascoltare 67 portatori di interesse e produrre oltre trenta relazioni e un documento conclusivo di 64 pagine

PESCARA. Sei mesi di lavoro, 33 relazioni allegate, 38 sedute durante le quali sono stati sentiti 67 portatori di interesse, tra cui spiccava il nome del geologo Mario Tozzi, e un documento conclusiva di 64 pagine. Ma l’enorme attività svolta dalla Commissione regionale d’inchiesta sulla carenza d’acqua è rimasta inascoltata. Chiusa in un cassetto.
LA DELUSIONE.
Istituita il 17 maggio del 2022, la commissione speciale, presieduta dall’ex consigliera regionale Sara Marcozzi, si è insediata il 13 settembre dello stesso anno ed ha prodotto la sua relazione finale il 15 marzo del 2023. Ma dei 305 sindaci abruzzesi invitati alle varie sedute se ne presentarono solo quattro, quelli dei capoluoghi. «Non è possibile parlare di emergenza idrica in Abruzzo per un problema noto da anni», dice oggi l’ex consigliera Marcozzi che non nasconde la delusione per quell’enorme lavoro dimenticato.
GLI OBIETTIVI.
Era una indagine che puntava a scoprire «le cause che condannano la nostra regione a essere la peggiore d'Italia in termini di dispersione idrica e fra le peggiori d'Italia relativamente a provvedimenti di razionamento dell'erogazione dell'acqua», si legge nelle prime pagine della relazione finale. E ancora: «Effettuare una ricognizione dei principali atti e dei provvedimenti adottati dall'Ersi (l’Ente regionale per il servizio idrico integrato) dalla data della sua costituzione a oggi; ed effettuare una ricognizione dei principali atti e dei provvedimenti adottati dalle società Aca, Cam, Gran Sasso Acqua, Ruzzo reti Saca e Sasi dalla data di costituzione a oggi». Ma sono le ultime 14 pagine del report conclusivo che vanno lette e rilette soprattutto oggi. Ecco alcuni passaggi.
PULITA E SICURA.
«Ci sono molte ragioni per cui è necessario potenziare la rete della distribuzione idrica in Abruzzo. In primo luogo, l'acqua potabile è una risorsa essenziale per la vita e la salute umana. Un sistema di approvvigionamento idrico adeguato e ben funzionante è fondamentale per garantire che tutti i cittadini della regione, indipendentemente da dove abitino, abbiano accesso all'acqua potabile pulita e sicura».
Inoltre «un sistema di acquedotti adeguato è importante per la sostenibilità ambientale della regione, con esso è possibile ridurre la quantità di acqua che viene persa attraverso le perdite della rete che in gran parte è vetusta e fragile. Ciò può contribuire a preservare le risorse idriche locali e proteggere l'ecosistema naturale». E poi: «Un altro motivo per potenziare la rete degli acquedotti in Abruzzo è quello di garantire la sicurezza idrica della regione. Ciò è particolarmente importante in aree a rischio sismico o idrogeologico, dove eventi avversi possono danneggiare le infrastrutture esistenti e interrompere l'approvvigionamento idrico. Potenziando la rete degli acquedotti», si legge sul documento, «è possibile aumentare la resilienza del sistema idrico locale e garantire che l'acqua potabile sia sempre disponibile in caso di emergenza». E arriviamo alle conclusioni rimaste lettera morta.
GESTORE UNICO.
La Commissione d’inchiesta indicò al governatore Marco Marsilio la strada da percorrere, quella di creare un unico soggetto regionale di gestione entro il 2027. E di puntare sulle linee di finanziamento del Pnrr, indirizzate verso tre grandi tematiche: quella della sicurezza degli approvvigionamenti, quella del recupero delle perdite in rete e quella della depurazione.
«La Regione Abruzzo con i suoi operatori e i soggetti attuatori è riuscita a catturare 85 milioni di euro sui 2 miliardi complessivi, destinati proprio alla sicurezza degli approvvigionamenti. Mentre per le altre due linee di finanziamento, cioè quella delle perdite di rete e quella della realizzazione di nuovi impianti di trattamento fanghi, abbiamo 65 milioni per le perdite idriche e 27 milioni per i depuratori». Così si legge nelle ultimissime righe.
È troppo tardi? Chiediamolo al maestro Manzi. (l.c.)
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