Acqua sui clienti del bar

«Troppi rumori». Serata karaoke finisce male alla Playa
FRANCAVILLA. È una piacevole serata d'agosto, sei tranquillamente seduto a un tavolino del bar in pieno centro cittadino, ma mentre intorno all'una di notte stai conversando in compagnia degli amici, all'improvviso ti arriva una secchiata d'acqua addosso. È quello che è accaduto nei giorni scorsi in viale Nettuno, a Francavilla al Mare, a un gruppo di clienti del bar La Playa.
Il getto dell'acqua è stato improvviso e totalmente inaspettato e uno dei clienti è stato colpito a un occhio. Poi il tempo di alzare lo sguardo ma dai balconi del palazzo già non c'era più nessuno. Una situazione surreale, sia per chi gestisce il bar sia per gli avventori, anche in considerazione del fatto che i francavillesi rivendicano una legittima vocazione all’accoglienza turistica. I gestori del locale segnalano però quanto sia difficile proporre serate divertenti, ad esempio il karaoke, in una zona nella quale diversi residenti si lamentano per i rumori e il vociare delle persone sedute ai tavolini, in queste serate d'agosto, a due passi da piazza Sirena.
«In pochi giorni», dice la responsabile del bar, Valentina Cellini, «i vigili urbani mi hanno chiesto la planimetria dello spazio esterno, l'autorizzazione per avere sedie e tavolini all’esterno del locale e infine sono tornati, senza preavviso, metro alla mano, per verificare le misure. Qui ogni tanto organizziamo il karaoke ed è possibile che, già alle 22, si presenti qualcuno a lamentarsi per la musica troppo alta. Prima Venerdì sera, 5 minuti dopo mezzanotte e mezza, limite entro il quale si deve spegnere la musica, sono arrivati anche i carabinieri per dire che avevano ricevuto sei segnalazioni per il volume alto. Mezz’ora dopo la visita dei militari, la secchiata d'acqua. Quando la musica era ormai finita. Ho fatto una figura pessima di fronte a diversi clienti. Qui vengono anche turisti da fuori, Francavilla non fa certo una bella figura. Questa vocazione turistica che dovremmo avere mi pare che non ci sia. Cerchiamo di dare un servizio ai clienti e proviamo a sopravvivere ma così non si riesce a lavorare. Qui a ottobre, alle 19.30, già si chiude perché non c'è nessuno in giro. Quindi questo è per noi il periodo nel quale possiamo lavorare di più». (l.z.)
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