Addio a D’Aquino, il papà dell’ospedale

Aveva 94 anni. La Regione gli affidò la realizzazione della nuova struttura sanitaria, che inaugurò nel 1994 con Stuppia
PESCARA. Ancora oggi conosceva e ricordava ogni centimetro quadrato, ogni reparto, ogni corridoio, dell'ospedale civile, che ha visto crescere sotto i suoi occhi, mattone dopo mattone, bullone dopo bullone, in quasi vent'anni di cantiere vissuti tutti sul posto, con il caschetto sempre in testa, a dare indicazioni, suggerimenti, ordini, sino all'inaugurazione finale, in quel 1994 che per lui ha rappresentato una pietra miliare, oltre che un momento storico per tutta la città.
E nella sua “creatura” se n'è andato ieri mattina, poco dopo le 8, Giuseppe D'Aquino, il “papà” del nuovo ospedale civile, a 94 anni, dopo una breve degenza, costantemente circondato dall'amore della moglie, Giovanna Di Rico, dei tre figli e di tutta la famiglia.
La storia e la vita dell'ingegner D'Aquino, origini napoletane, ma abruzzese di adozione, sono legate a doppio filo agli anni del boom urbanistico ed edilizio della regione stessa. Giovanissimo, lascia la famiglia per la patria, partendo come volontario per la guerra in Russia, ufficiale di carriera, conosce e salva la vita al padre dell'ex sindaco di Francavilla Roberto Angelucci.
Tornato in Italia, il giovane Giuseppe ha conseguito rapidamente la laurea in Ingegneria e si ferma in Abruzzo, lavorando inizialmente in una delle più grandi imprese di costruzioni di quegli anni, la Altorio Costruzioni di Avezzano. Ed erano gli anni dello sviluppo economico, della crescita abruzzese, gli anni del dopoguerra quando il primo impegno era quello di costruire servizi, strade, autostrade, ponti, per compensare le distruzioni belliche, ma anche per cambiare volto a un Abruzzo che, da terra di pastori, mirava ad attirare aziende, a competere con i grandi mercati. Giuseppe, ingegnere alle prime armi, è impegnato nella realizzazione della statale Ortona-Orsogna quando incontra Giovanna, giovane del posto, con la quale decide di trascorrere il resto della sua vita portandola all'altare nel 1950. Intanto, lavora alla realizzazione della Statale, si occupa della progettazione dei cavalcavia sulla Statale 16, sino a Foggia, sino a quando, nei primi anni '60, non decide di tentare l'avventura in solitaria: lascia la Altorio e crea una piccola impresa di costruzioni, che in pochissimi anni diventa la prima azienda abruzzese con 300 operai. Qualche anno e vende l'impresa, ormai consolidata; negli anni '70, comincia a esercitare come libero professionista, stabilendosi con la famiglia, ossia la moglie e i tre figli che nel frattempo erano arrivati, Giacomo, Giovanni e Meri. È a Pescara che la carriera di Giuseppe decolla: diventa l'ingegnere di riferimento e di fiducia del primo presidente della Regione, Giustino De Cecco, e don Giustino, affascinato dall'entusiasmo e dalle capacità di Giuseppe, lo vuole al suo fianco nella realizzazione dei nuovi stabilimenti del Pastificio De Cecco a Fara San Martino.
Ma l'avventura più importante deve ancora arrivare: nel 1974 la Regione Abruzzo aveva infatti avviato la realizzazione del nuovo ospedale civile di Pescara, opera all'avanguardia, innovativa, un complesso enorme che avrebbe reso possibile ospitare tutti i reparti d'eccellenza che a mano a mano si stavano radicando, occupando le aree libere su via Fonte Romana, tutt'attorno alla vecchia struttura.
A fine anni '70, è proprio De Cecco a decidere di mettere D'Aquino alla direzione lavori di un cantiere aperto nel 1974, sotto gli ingegneri Santacaterina prima e Ciampoli dopo. E D'Aquino non tradisce la fiducia, portando avanti un'impresa ardua, vivendo giorno e notte dentro il cantiere, sorvegliando ogni cosa, controllando ogni mattone, sempre con la tuta da operaio indosso, sempre pronto a rifare i calcoli, in maniera meticolosa, per un'opera che egli stesso riteneva fondamentale e strategica per la crescita di Pescara, tanto da meritarsi l'appellativo di “Papà del nuovo ospedale civile di Pescara”.
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