Addio a Jennifer tra fiori e palloncini

10 Dicembre 2016

Folla ai funerali della giovane uccisa a coltellate dall’ex fidanzato Don Valentino: è con il suo papà e insieme ci dicono di amare la vita

PESCARA. Silenzio assoluto. Nella chiesa del Beato Nunzio Sulprizio non esistono parole che possano raccontare il dolore e la costernazione di questi giorni. E gli occhi dei presenti, che affollano i banchi e ogni angolo libero, sono tutti per la bara bianca di Jennifer Sterlecchini, la commessa di 26 anni uccisa a coltellate il 2 dicembre dall'ex fidanzato, Davide Troilo, l'ascensorista di 32 anni arrestato con l'accusa di omicidio volontario poche ore dopo il delitto.

Non ha parole per spiegare questa tragedia neanche don Valentino Iezzi, che affianca nella celebrazione don Giorgio Moriconi, ma è certo che «Dio non c'entra niente in queste cose» e che «la giustizia farà il suo corso.

I casini e le grandi tragedie» come questa, dice don Valentino, sono il frutto della «libertà degli uomini», ed è normale che per la morte di Jennifer ci siano nel cuore di tutti «tanto dolore», che corrisponde al tanto amore per chi non c'è più, e «tanta rabbia» perché quanto accaduto in via Acquatorbida è stata «una grande ingiustizia, una grande cattiveria». Forse qualcuno vive anche il senso di colpa, pensando che avrebbe potuto «fare di più, fare altro», per evitare che accadesse. Tutti sentimenti che «fanno parte» di questo momento, dice don Valentino quasi leggendo nella coscienza dei più, ma «il dolore non deve diventare una tomba in cui chiudersi perché non è quello che Jennifer voleva, lei amava la vita. E la rabbia non deve lasciar spazio alla vendetta, perché la vendetta è un cancro che ti uccide. E Jennifer non vuole che qualcuno di noi prenda il cancro anzi, se potesse, direbbe che ognuno ha fatto ciò che poteva e le ha dato ciò che doveva».

Nonostante la sua voce sia spezzata dalla commozione, don Valentino riesce a trarre un insegnamento dalla morte di Jennifer e anche da quella del suo papà, Camillo, avvenuta appena l'anno scorso. E lancia il suo messaggio, come stimolo ad andare avanti. Avvicinandosi a Fabiola e Jonathan, madre e fratello di Jennifer, uniti in una stretta indissolubile e vicini alla bara, il sacerdote si dice certo che Jennifer e Camillo «si sono ritrovati, sono insieme, lei se l'è abbracciato perché gli voleva bene. E ci dicono tre cose: ama la vita, che è una cosa bella, un dono, non la puoi disprezzare, come insegna Jennifer con quello che ha subito. E poi: capisci che senso ha la tua vita, altrimenti non vivi bene. E infine non far diventare l'amore per una persona il senso della tua vita, perché si possono creare casini grandi» come la morte di questa ragazza.

Don Giorgio, invece, circondato dai fiori che hanno inondato l’altare, ricorda che «solo due fiori non appassiscono mai e sono la preghiera e la carità autentica verso gli ultimi e gli abbandonati».

Prima che Jennifer vada via per sempre con il suo abito da sposa bianco gli amici la accolgono con un applauso sul sagrato della chiesa. Lì liberano tanti palloncini bianchi, lo stesso colore scelto per le corone di fiori a forma di cuore, e alcune lanterne rosa portatrici di desideri volano in cielo. Yari prende la parola per dire tra le lacrime che sente già la mancanza della sua amica del cuore e le chiede di «illuminare tutti» con il suo sorriso, insieme a Camillo. In quei minuti interminabili alcune gigantografie che ritraggono i momenti più belli della ragazza morta otto giorni fa, guardano le centinaia di persone arrivate in via Volta per lei. Sorride Jennifer, come sempre.

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