Addio a Paolo Toppi storico ambulante della Val Pescara

5 Maggio 2021

Il commerciante aveva anche un bar e una paninoteca De Luca: «Vero lavoratore». Oggi i funerali a San Pancrazio

MANOPPELLO. Amava il suo lavoro, gli piaceva puntare sull’innovazione, sui nuovi progetti. E così, spinto da una passione sempre viva, si muoveva tra un comune e l’altro per vendere le noccioline alle feste di paese, poi ha aperto un bar e ha anche portato a Manoppello una grande paninoteca ambulante. Sono solo alcune delle tante attività in cui si è cimentato Paolo Toppi, morto a 77 anni all’ospedale di Chieti.
Di questo «grande lavoratore» parla il sindaco Giorgio De Luca che lo ricorda, «come lo ricordano tutti, con il suo inconfondibile camion delle noccioline nelle piazze di tutti i paesi della Val Pescara fino a Pratola Peligna e a Pescara. Era un tratto distintivo delle feste patronali di ogni borgo e città della zona», dice il sindaco che ha sempre apprezzato in Toppi «l’abnegazione per il lavoro e il grande senso della famiglia». Una fotografia pienamente condivisa da uno dei figli di Toppi, Sandro, che ripercorre alcune tappe fondamentali della vita dello storico commerciante di Manoppello Scalo da cui ha imparato tutto, visto che oggi è lui, con il fratello Simone, a gestire le attività di famiglia.
Paolo Toppi è cresciuto «nella campagna di Manoppello Scalo, in una casa di terra, per poi costruire una casa in paese con il padre, un carpentiere che negli anni Sessanta aveva avviato la vendita ambulante di noccioline». È cominciato tutto da lì. «Mio padre», racconta Sandro, «aveva un’impresa edile e nello stesso tempo continuava l’attività del padre. Chiusa l’impresa, ha lavorato come autista in una scuola professionale e negli anni Ottanta ha aperto un bar a Manoppello Scalo, in via XX settembre. Allora c’era poco, in paese, e ha avuto un successo enorme».
Non si è mai fermato, ha sempre investito per innovare. «Nelle feste patronali ha portato gli impianti per la birra alla spina, soppiantando le vecchie tinozze con il ghiaccio, e poi ha puntato su una paninoteca ambulante bella grande, notata a Roma e subito comprata e portata a Manoppello, in 48 ore. Importava le novità, credeva nelle idee e lo faceva con una spinta enorme, sempre condividendo tutto, ma proprio tutto, con la famiglia», a partire dalla moglie Lina, morta nel 2011, e con i figli. Viveva con «limpidezza, onestà, avido di lavoro ma mai di denaro: la sua, la nostra ricchezza, è stata l’unione della famiglia. Non hai mai fatto un lavoro solo perché non amava i tempi morti ma l’attività che sentiva di più era quella di ambulante, una passione anche per noi», conclude il figlio. Oggi i funerali (ore 15.30), nella chiesa di San Pancrazio.