Addio a Ughetto: nella sua Furnacelle la storia di Pescara

Di Casimiro, originario di Pianella, è morto all’età di 79 anni Il suo locale punto di riferimento per politici, artisti e sportivi
PESCARA. Bastava dire “andiamo a mangiare da Ughetto, alla Furnacelle”. Lo conoscevano tutti, pescaresi e non solo, che anche solo per una volta avevano assaggiato le sue mitiche carni alla brace, il cartoccio di pasta ai pinoli o i fritti. Nel dicembre 2013 Ugo Di Casimiro aveva chiuso il ristorante di via Colle Marino dopo 43 anni tra sala e cucina, e aveva regalato a un rigattiere tutte le suppellettili: «La Furnacelle finirà con me» diceva. Il cuore appassionato dello storico ristoratore si è fermato ieri in ospedale, dove era stato ricoverato per un controllo l’11 luglio scorso. Da anni combatteva contro un male, che era riuscito sempre a gestire, ma sonoarrivate altre complicazioni. Se n’è andato a 79 anni. Originario di Pianella, viveva a Pescara in via Monti Simbruini. Non era sposato e non aveva figli. Lascia le sorelle Miria e Maria, i nipoti Sabrina, Domenico, Stefano e Matteo. I funerali si svolgeranno domani alle 10 nella chiesa Cristo Re, ai Gesuiti.
Nel suo locale sono passati sportivi, giornalisti, magistrati, politici come Armando Cossutta, personaggi del mondo dello spettacolo come don Lurio e Vittorio Sgarbi, l’artista Ettore Spalletti, lo scrittore Mario Soldati, il pugile Nino Benvenuti a cui si lega un aneddoto raccontato dallo storico chef del locale, Sergio Di Fabio, che per 43 anni è rimasto accanto a Di Casimiro: «Per me era più di un padre, sono molto addolorato», dice, «quando venne Benvenuti al ristorante vide una foto che li ritraeva insieme alle Olimpiadi di Roma, nel 1960 quando Ugo lavorava come cameriere al Villaggio Olimpico. Il pugile volle quell’istantanea e Ugo non la rivide più».
«Prima di rilevare La Furnacelle nel 1970 dai fratelli Massacesi», rivela lo chef, «Ugo era stato cameriere a Colonia, in Germania e a Liverpool, in Inghilterra, dove faceva il maitre all’Adelphi. Qui, negli anni Sessanta, giovanissimo, andava ad ascoltare la musica dei Beatles nei localini. Parlava benissimo inglese e tedesco in maniera fluente e aveva sempre la battuta pronta con i clienti».
Tra gli affezionati, alla fine degli anni Settanta, c’era anche l’allenatore del Pescara Angelillo che andava a mangiare tutti i giovedì e che chiedeva sempre lo stesso menù e prima di lui Tom Rosati per arrivare, negli anni al presidente Daniele Sebastiani, patron del Pescara calcio: la Furnacelle è stata infatti sempre un punto di riferimento per la squadra biancazzurra che negli anni d’oro in serie A ha festeggiato due vittorie proprio nel locale di Ugo Di Casimiro. E ogni volta il locale era preso d’assalto dai fan: «Qui fuori c'erano cinquemila tifosi che urlavano e cantavano», raccontava il ristoratore al Centro nel 2014, appena dopo la chiusura del ristorante. «Locale che non voleva vendere», confida Di Fabio, «tanto che regalò tutti i mobili e le attrezzature a un rigattiere. In quella cucina ci ho passato una vita, 43 anni. I nostri piatti più gettonati erano la carne alla brace, i rigatoni ai pinoli, gli gnocchetti sardi con speck e spinaci, l'ossobuco, lo stinco di vitello. La gente impazziva per questi sapori. Ugo era una persona eccezionale, squisita, ci sapeva fare con i clienti. Mi mancherà tantissimo».
Di Casimiro era nato a Pianella, il 12 luglio 1943, era figlio di Domenico, calzolaio del paese. Con il lavoro si era costruito una piccola fortuna all’estero, prima di investire nello storico locale che ha chiuso nove anni fa.

