Addio all’angelo dei volontari

2 Febbraio 2017

Lo speleologo morto a 39 anni. Si calava dal cielo per portare cibo e farmaci nei paesi isolati dalla neve

PIANELLA. Spiccavano i giubbotti rossi e i caschi dei volontari del Soccorso alpino ieri tra le centinaia di persone assiepate in piazza Garibaldi, a Pianella, per lo straziante addio al giovane speleologo Andrea Pietrolungo, morto lunedì. Andrea era tra i più esperti e attivi soccorritori della popolazione del Teramano, stremata dalla nevicata e dal lungo black out che, in uno scenario apocalittico, hanno messo in ginocchio l'Abruzzo.

I funerali sono stati celebrati nella chiesa di San Domenico. Impiegato in una ditta di ascensori di Città Sant'Angelo, tecnico speleologico per passione, Andrea Pietrolungo si è spento per un infarto che lo ha strappato alla vita a soli 39 anni. Un malore improvviso, che lo ha colto nella sua casa di contrada Astignano. Il suo cuore ha cessato di battere. Quel cuore grande che, negli ultimi vent’anni – lui poco più che maggiorenne – lo aveva portato a entrare come volontario nel gruppo abruzzese del corpo nazionale del Soccorso alpino e speleologico, dove si è sempre dedicato alle operazioni di soccorso durante le emergenze che inesorabilmente fanno seguito alle calamità.

Negli anni di impegno nel volontariato, Pietrolungo sì è formato fino a diventare direttore e istruttore della scuola regionale di speleologia. Dopo i terribili giorni della nevicata che ha portato morte e distruzione, e le 400 missioni compiute da Andrea, che spesso si era calato anche dall'elicottero per raggiungere e aiutare i residenti, soprattutto anziani e malati, dei piccoli centri della provincia di Teramo rimasti isolati sotto la coltre bianca, il 39enne, come tutti i soccorritori che hanno scavato a mano nella neve macchiata dal sangue delle sue vittime, era considerato un eroe.

A ricordarlo, nella piazza di Pianella, uno striscione che gli ha reso onore e un poster attaccato sul portone della chiesa: immagini che lo ritraevano sorridente, con indosso la divisa del Soccorso alpino, giubbotto rosso e casco verde fluorescente. Quel casco depositato sulla bara, tra fiori gialli e arancioni. Dietro al feretro, portato a spalla dai volontari, i genitori Silvana e Rocco, con i fratelli Roberto, Giuseppe e Simone, impietriti dal dolore. Intorno alla famiglia, si è stretta la comunità di Pianella, i colleghi del Soccorso alpino e gli amici di una vita. «Una vita spesa per gli altri» ha detto il parroco, don Giuseppe Grussu. «Andrea era generoso. La sua è stata un'esistenza piena d'amore. In questa terribile emergenza, nei giorni tristi che abbiamo appena vissuto, si è dato da fare per aiutare chi era in difficoltà. Un sacrificio davanti al quale non si è mai tirato indietro. Ha portato viveri e aiuti materiali, ma anche un sorriso per rincuorare le persone. Beh, si potrebbe dire, bella roba! Poi è stato ripagato così? A questo non c'è risposta, Andrea adesso riposa tra le braccia di Dio. Noi qui possiamo solo seguire il suo esempio».

«Una tragedia dopo l'altra» le parole di Gaetano Di Blasio, vice presidente del Soccorso alpino regionale, «con Andrea abbiamo fatto insieme tutte le missioni, ricordo che a Amatrice eravamo già sul posto 3 ore dopo il sisma. Era un grande. Preparato, appassionato e coraggioso. Anche il suo datore di lavoro lo apprezzava tanto e gli consentiva di assentarsi ogni volta che doveva svolgere le attività di volontario. Non riesco a credere che non ci sia più. Solo pochi giorni fa abbiamo dovuto dare l'addio ai nostri colleghi morti nella caduta dell'elicottero a Campo Felice. Questi sono giorni terribili».

Sul profilo Facebook di Andrea, tanti hanno lasciato un messaggio di cordoglio per la prematura scomparsa del giovane che ha speso i suoi giorni ad aiutare gli altri, a costo di mettere a rischio la sua vita. «Grazie di tutto, eroe. Rip», le parole più ricorrenti per salutare il giovane angelo del soccorso che si calava dall'elicottero sulla neve ghiacciata. Ora è volato in cielo per sempre.

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