Addio Luca Marconi: muore docente del Conservatorio

17 Settembre 2019

Il decesso a Bologna, aveva 59 anni. A Pescara insegnava Pedagogia musicale. Il dolore dei colleghi e degli studenti

PESCARA. «Una grande perdita». Così il direttore del conservatorio di Pescara, Alfonso Patriarca, commenta la notizia della morte di Luca Marconi, 59 anni, musicologo e semiologo, uno dei docenti del “Luisa d’Annunzio”. Marconi viveva a Bologna, dove è morto due giorni fa, e le reazioni nel capoluogo adriatico sono state di incredulità e dolore.
A Pescara insegnava Pedagogia musicale per didattica della musica e Storia della popular music, ed era «ben voluto da tutti, un grande lavoratore, ma soprattutto un grande studioso, preparatissimo. Per noi è un duro colpo», dice sempre Patriarca che parla del ruolo avuto da Marconi nell’attivare una collaborazione tra il Conservatorio e il Gruppo analisi e teoria musicale (Gatm), guidato da Egidio Pozzi, visto che era componente del Comitato scientifico.
Proprio Pozzi ha fatto sapere ad amici e colleghi di questa scomparsa, sottolineando di «aver perso un amico, un collega validissimo e un compagno che ha sempre contribuito con generosità e passione alle tante iniziative intraprese insieme». In molti, «musicisti e studiosi, lo conoscevano e lo stimavano. In ricordo della sua figura professionale e umana, il Gatm si impegnerà a promuovere delle iniziative in sua memoria e gli dedicherà i prossimi numeri delle riviste», ha detto sempre Pozzi.
Sono «estremamente scossi» i colleghi e amici dell’Associazione italiana studi semiotici (Aiss) che parlano di Marconi come di un «instancabile animatore della riflessione sulla cultura musicale popolare in Italia. Scompare con lui una fondamentale figura di raccordo fra le diverse anime della semiotica italiana interessata al senso del suono, e una insostituibile voce in dialogo con l’analisi musicale e la ricerca musicologica internazionale». Poi c’è il ringraziamento dei suoi studenti, che lo hanno conosciuto «dedito al lavoro e sempre curioso» e hanno imparato da lui a credere «nell'esistenza di un significato pieno del rapporto tra noi e la musica». Ha insegnato a chi frequentava le sue lezioni a scoprire altri «mondi musicali, a non accontentarsi mai, a mettere passione, curiosità e dedizione nel nome della nostra musica», scrivono su Facebook i suoi allievi. «Grazie», dice uno dei messaggi di saluto scritti sulla bacheca virtuale, «per avermi insegnato che la musica non è solo forma».