Addio Marinelli, una vita a doppio filo con la città

25 Ottobre 2024

Storico presidente del Pescara e dirigente dell’Under 21, oggi il funerale

PESCARA. Marinelli e il Pescara. Marinelli e Pescara. È legata a doppio filo la storia dell’imprenditore e dirigente sportivo con quella della città e della sua squadra.
Vincenzo Marinelli è morto la notte scorsa nella sua casa a Montesilvano Colle. Aveva 88 anni e una voglia di vivere che gli ha fatto attraversare le stagioni belle e brutte che gli ha riservato la vita sempre con la stessa grinta e lo stesso ottimismo. Imprenditore farmaceutico, alla vigilia dei suoi 80 anni aveva raccontato lui stesso al Centro, con la leggerezza e la passionalità che erano la sua cifra, le origini e gli inizi. Era nato nel 1936 in un paesino della provincia di Pescara dove i genitori lavoravano la terra. A Carpineto della Nora.
«Mi piaceva il trattore», raccontò. Ma aveva un fiuto per gli affari pazzesco, e dal trattore fece presto a cogliere l’occasione offerta da un rappresentante di medicinali incontrato a una cena col medico del paese. È partito da qui Marinelli, diploma alle Industriali di Chieti, che amava ripetere che “ci devi sta co’ la coccia” se vuoi riuscire nella vita. E lui ce l’ha fatta. Parla la sua storia professionale che l’ha portato a creare un’azienda leader nel settore farmaceutico e ospedaliero oggi guidata dalle figlie Silvia e Cristiana, e parlano i traguardi raggiunti nello sport, suo motore e passione, con il Pescara e con la Nazionale Under 21. Vice presidente e presidente del Pescara dalla metà degli anni Sessanta fino al 1987, con i biancazzurri ha collezionato promozioni in varie serie, di cui quattro in serie A. È stato consigliere di Lega e vice presidente di Lega pro; come dirigente accompagnatore della nazionale Under 21 dal 1992 ha vinto quattro campionati europei e partecipato a quattro Olimpiadi con il mitico bronzo ad Atene. Era il 2004 e l’Italia del calcio non prendeva una medaglia alle Olimpiadi dal 1936: Vincenzo Marinelli era là, pazzo di gioia come ricordano ancora oggi quegli azzurrini diventati poi dei campioni. E poi il Pescara e sempre il Pescara, il primo amore conosciuto da ragazzino, spettatore dalle case in costruzione intorno al campo del Rampigna.
In società dalla metà degli anni Sessanta, era vice presidente con Galeota quando tra il 1972 e il 1974 la squadra guidata dall’indimenticato Tom Rosati fece il doppio salto: due promozioni consecutive che la catapultarono dalla quarta serie alla serie B, persa nel lontano 1949 quando il Pescara si chiamava ancora Strapaesana. C’era allora e c’era anche dopo Marinelli, che si vantava di aver portato lui Galeone a Pescara a metà anni Ottanta, l’allenatore ribattezzato “il messia” dalla tifoseria, e c’era ancora nel 2016, quando la cavalcata per la serie A la guidò Massimo Oddo e a bordo campo c’era sempre Marinelli a gioire. Questa volta da presidente onorario, voluto accanto a sé dal presidente Daniele Sebastiani.
Diretto, concreto, Marinelli era incappato anche in guai giudiziari, tra gli imputati di una maxi inchiesta sugli appalti della sanità da cui era stato tirato fuori di recente proprio per le sue gravi condizioni di salute. E alla fine se n’è andato. Lascia le figlie, il genero Manuel Estiarte, campione della pallanuoto oggi braccio destro di Pep Guardiola al Manchester City, le nipoti Rebecca e Nicole, il nipote Marco, il fratello e la sorella. Oggi alle 15 il funerale nella chiesa della Visitazione, in via Dalla Chiesa.