Addio Mitoraj, «sognatore dell’antichità»

7 Ottobre 2014

Lo scultore polacco è morto ieri a Parigi, a Pietrasanta l’amato studio in cui nascevano le sue opere

«Non ci sono teorie, non ci sono spiegazioni. Le opere si impongono a me, io sono il loro schiavo». Intervistato nello studio di Pietrasanta, Igor Mitoraj, morto ieri a Parigi, parlava così della sua arte, guidando gli ospiti fra i volti bendati, le figure acefale, le grandi facce ferite, dipinti, bronzi, gessi e marmi con quella bellezza dalle fattezze classiche eppure un po’ consunte che lo ha reso famoso e incredibilmente popolare in tutto il mondo.

Un «sognatore dell'antichità», come lo ha definito lo storico Claudio Strinati. Per lui, che ha avuto parole feroci nei confronti dell'arte figurativa contemporanea («fa schifo nel 98 per cento dei casi» arrivò a dire nel 2009 presentando costumi e scenografie per la sua Aida) la cifra del classicismo era in realtà un linguaggio. «I miei modelli sono le persone di oggi, persone che vivono adesso», sottolineava, «il riferimento classico, il mito, è un discorso che non mi interessa. Io vivo l'oggi e questo è il mio linguaggio per raccontarlo». Un linguaggio fatto di sogni, come dice Strinati, sogni che a volte sono incubi, a volte assaggi di Paradiso. Con figure spesso gigantesche che se da un lato rimandano ai prototipi dell'antichità, con la perfezione e la morbidezza delle loro misure, dall'altro sono cariche di una inquietudine decisamente attuale, resa ancora più forte dalle fratture, le ferite, gli occhi quasi sempre chiusi o bendati dei volti. Nato nel 1944 in Germania da genitori polacchi, vissuto poi a Cracovia, la città della madre, Mitoraj aveva studiato pittura all'Accademia di Belle Arti seguendo, negli ultimi anni, corsi tenuti da Tadeusz Kantor. Nel '68, spinto proprio da Kantor, il trasferimento a Parigi, «con un visto turistico», sottolineava lui, dove riprende gli studi, questa volta all'Ecole Nationale Supèrieure des Beaux-Arts, realizza la sua prima personale da scultore - siamo nel 1976- e apre un suo studio, dove si dedica a bronzi e terrecotte. La “scoperta” del marmo arriva nel 1979 con il primo viaggio a Pietrasanta, in Toscana, a ridosso delle cave che forniscono il marmo di Carrara. E qui, Mitoraj finirà per mettere radici con uno studio molto amato e una casa. Un luogo dove riconciliarsi con la scultura. «Come scultore sono cresciuto qui, grazie agli italiani», sosteneva. Lo studio di Pietrasanta apre nel 1983 e segna l'inizio del suo successo nel Belpaese. Mitoraj viene invitato alla Biennale di Venezia (1986) e poi a New York. Le sue opere incantano e fanno discutere nelle piazze delle grandi città da Milano (la Fontana del Centauro Omaggio a De Sabata)a Roma (la Dea Roma nel quartiere Prati e i portali per Santa Maria degli Angeli) passando per Parigi, Londra, Atlanta e Tokio. Nel 2011 è il primo artista contemporaneo ad esporre nella Valle dei Templi di Agrigento.