Adozione bloccata perché c’è la guerra: Ania resta in Ucraina

Coppia di Montesilvano ha richiesto l’affido della bambina «Non possiamo più vedere nostra figlia, qualcuno ci aiuti»
MONTESILVANO. «Aiutateci a riportare a casa nostra figlia Ania». È un appello accorato quello lanciato da Cinzia Cometti e Vittorio Crisante, coppia di montesilvanesi da settimane in apprensione per la ragazza ucraina che da 10 anni è entrata a far parte della loro famiglia grazie all’affido familiare. Ania, che a giugno compirà 16 anni, vive in una casa famiglia di Konotop, in Ucraina, ma dall’età di 6 anni trascorre i tre mesi estivi e le vacanze di Natale nella città adriatica, insieme ai coniugi montesilvanesi, che ormai chiama mamma e papà, e ai figli adolescenti della coppia, Gabriele e Vladimiro, con i quali è cresciuta come una sorella.
«Ania è entrata nella nostra vita ormai dieci anni fa quando, grazie all’associazione Fratello sole, ho realizzato il sogno di avere anche una bambina oltre ai due figli maschi», racconta Cinzia, mostrando le foto di tanti momenti felici trascorsi con quella ragazzina dai capelli biondi e gli occhi azzurri. «Io e mio marito siamo andati prima personalmente a Kiev e poi lei ha iniziato a fare avanti e indietro, trascorrendo quattro mesi l’anno con noi. Essendo rimasta sola da piccolissima, sin dal primo momento ha percepito tutto l’amore e il calore di una vera famiglia e lo ha ricambiato, sentendosi nostra figlia a tutti gli effetti e aspettando la maggiore età per trasferirsi da noi e assumere il nostro cognome».
Ma il percorso di Ania e della sua famiglia montesilvanese non è stato affatto in discesa. «Prima è arrivato il Covid», prosegue la donna, «che ha impedito a nostra figlia di venire in Italia in questi ultimi due anni. Ora ci si è messa anche la guerra che terrorizza lei, bloccata nel suo paese, e noi, che abbiamo le mani legate. Partiremmo anche oggi, per andare a prenderla ovunque, ma purtroppo ci sono due diverse difficoltà: la prima è quella legata agli spostamenti, che appaiono estremamente pericolosi ormai in tutta l’Ucraina, per cui Ania rischia di partire e poi di rimanere bloccata o, peggio ancora, di correre dei seri rischi. La seconda, invece, si riferisce alla situazione legata agli affidi familiari che per ora è stata sospesa per evitare rischi di traffici illeciti di minori. Addirittura ci hanno detto che, in caso, di trasferimento dall’Ucraina, Ania rischia di finire in un altro istituto, chissà dove. E lei ci ha già detto che preferisce rimanere in Ucraina che andare in un posto sconosciuto».
Nella speranza di poter portare l’adolescente al sicuro, nella sua cameretta di Montesilvano, Cinzia e Vittorio hanno contattato anche la Farnesina e l’ambasciata italiana a Kiev, telefonando e mandando email, e sono attualmente in attesa di buone notizie. «Fortunatamente riusciamo a sentire Ania costantemente al telefono e finora il cibo non le manca, anche se nella sua casa famiglia hanno trascorso una settimana senza energia elettrica. Ma i giorni passano, lei appare davvero provata, ha paura di andare a dormire e la guerra si avvicina sempre di più a Konotop», spiega la donna con apprensione.
«Noi viviamo con il terrore che le bombe possano arrivare anche lì e che lei possa trovarsi in pericolo di vita. Solo il pensiero ci toglie il respiro. Per questo lanciamo un appello alle istituzioni, alle associazioni di volontariato e a chiunque sia in grado di intervenire, affinché ci aiutino a riportare a casa la nostra bambina».

