Affitti Ater ricalcolati, inquilini da risarcire

27 Dicembre 2018

Dopo cinque anni di battaglie giudiziarie del Sunia, due famiglie vincono la causa. Ma i casi sono 540

PESCARA. La vicenda riguarda 540 inquilini Ater che potrebbero fare ricorso in Tribunale per ottenere rimborsi per un totale di circa un milione di euro. Ricorso contro i ricalcoli “illegittimi” dei canoni di affitto richiesti dal 2011 dall’Ater, sulla base di presunti miglioramenti di condizioni economiche raggiunte dai locatari in virtù di eredità ricevute nel corso degli anni tra immobili e terreni.
Per ora sono due gli inquilini che hanno fatto ricorso in Tribunale e lo hanno vinto: otterranno risarcimenti variabili tra i seimila e i novemila euro. È la causa vinta dal Sunia, dopo una battaglia giudiziaria lunga cinque anni, condotta dall’avvocato del sindacato degli inquilini Alessandro Palucci, dall’attuale segretario Giuseppe Carminelli e dal precedente dirigente Eugenio Di Cesare. In mezzo ci sono «due gradi di giudizio persi dall’Ater, tra cui uno in Corte d’Appello dell’Aquila che ha respinto il ricorso dell’ente e confermato le disposizioni del Tribunale di Pescara.
«Tale sentenza», spiega l’avvocato Palucci, «è passata in giudicato in quanto l’Ater non ha fatto ricorso in Cassazione, ma ha avviato una terza causa. Sulla base di queste sentenze gli assegnatari che si sono opposti a tali, illegittime, richieste non devono nulla all’Ater che continua a minacciare cause e sfratti. Mentre si dovrebbe aprire la partita su eventuali restituzioni delle somme per chi, invece, “minacciato” di sfratto esecutivo, ha pagato i canoni richiesti in eccedenza».
La vicenda ha inizio tra il 2011 e il 2012 quando «l’Ater ha richiesto agli assegnatari», spiega il legale del Sunia, «somme derivanti dal ricalcolo del canone, per il fatto che gli inquilini, secondo le indagini dell’Ater, avevano ereditato, anche a loro insaputa, porzioni di terreno o immobili, ma fatiscenti e con rendita catastale irrisoria».
Ciò ha comportato che «le famiglie con un reddito molto basso o anziani soli, che vivevano con la pensione minima e che già faticavano ad arrivare a fine mese, venivano fatti passare alla fascia superiore, per cui l’affitto gli veniva raddoppiato. Alcuni assegnatari si sono ritrovati anche con 10 mila euro di debito accumulato». Sollecitato dalle proteste dei locatari in difficoltà, nel 2013 entra in scena il Sunia che, come racconta l’avvocato Palucci, «inizia una battaglia per contrastare l’illegittima interpretazione della legge regionale 96/96 articolo 25 sui canoni spettanti all’Ater in base ai redditi. Con l’aiuto dell’allora consigliere regionale Maurizio Acerbo, siamo riusciti a far approvare una legge secondo cui sotto i cento euro di rendita catastale, o derivante dai beni, non potevano essere aumentati i canoni. Sulla base di ciò, l’Ater ha dapprima promesso la restituzione delle somme in eccedenza poi ha cambiato idea, stabilendo che tale legge valeva solo per il futuro».
Chi vorrà fare ricorso, potrà rivolgersi al Sunia, ma il sindacato avverte: «Vanno valutate le singole posizioni».
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