Agguato, l’ultima giornata degli amanti e di Pavone

Montesilvano, il gip: secondo le testimonianze e i tabulati l’arrestato e Raffaella si sono incontrati alle 16. Il ferimento dell’ingegnere tra le 19.40 e le 20.10
PESCARA. Trenta ottobre 2013, ore 16: è questo l’orario che dà inizio all’ultima giornata di Carlo Pavone Pavone, l’ingegnere in coma da quella notte di ottobre dopo essere stato raggiunto da un colpo di fucile mentre era sceso a gettare l’immondizia sotto casa, in via De Gasperi a Montesilavo. E’ dall’ascolto dei testimoni e dai tabulati telefonici che i carabinieri sono riusciti a ricostruire cosa accade dal pomeriggio del 30 ottobre fino alle 21.18, quando l’ingegnere di 42 anni viene trovato riverso a terra per arrivare poi – dopo le lunghe indagini dei militari – ad arrestare Vincenzo Gagliardi, il dipendente della Poste residente a Chieti ritenuto l’uomo che ha sparato a Pavone.
«Ore 16, i due amanti si incontrano». E’ stata la moglie di Pavone Raffaella D’Este – non indagata – a fornire i primi elementi per chiarire spostamenti e movimenti e a raccontare al pm «di aver incontrato il suo amante Gagliardi alle 16 al supermercato Oasi di Montesilvano», come viene ricostruito nell’ordinanza di custodia cautelare «precisando anche che l’incontro, programmato già per telefono, integrava una sorta di consuetudine». Quindici minuti, aveva detto sempre la donna al pm, i due si erano divisi perché D’Este, come aveva specificato, si era recata a prendere il figlio a scuola. E Gagliardi? Dalle 16.15 la ricostruzione passa a Gagliardi che, ascoltato dal magistrato il giorno successivo all’agguato, aveva riassunto così i suoi movimenti dopo l’incontro con D’Este. L’uomo, 49 anni, in carcere dal 28 maggio, aveva spiegato al pm Anna Rita Mantini di essere in ferie dal suo lavoro alle Poste di via Volta a Pescara e che, nel pomeriggio, prima aveva accompagnato una figlia in piscina e poi un’altra figlia all’aeroporto di Pescara «lasciandola alle 18.45».
«Ore 18.45». A quel punto, secondo la ricostruzione dell’uomo, Gagliardi si sarebbe recato in un’agenzia di assicurazione in via Nicola Fabrizi a Pescara per rinnovare la polizza auto in scadenza ma che, come aveva messo a verbale, «avendo trovato gli uffici chiusi si era poi ritirato a casa arrivando intorno alle 20». E’ stato infatti questo l’orario fissato dall’uomo per allontanare, durante gli interrogatori, i sospetti e per iniziare a costruirsi un alibi che sarà smascherato dagli investigatori perché, come ha scritto il gip Maria Michela Di Fine, «l’alibi di Gagliardi è stato smentito».
«Subito dopo le 19: Pavone torna a casa».E’ attraverso la testimonianza di un’amica dell’ingegnere e sempre con l’aiuto dei tabulati telefonici che, poi, gli investigatori sono riusciti a ricostruire gli spostamenti dell’ingegnere: alle 18.24 Pavone si trovava in un supermercato in viale Bovio e l’uomo, poi, «aveva fatto rientro a casa subito dopo le 19».
«Tra le 19.40 e 20.10: Pavone viene colpito». Se D’Este aveva fissato approssimativamente alle 20.30 l’orario in cui Pavone era uscito di casa per andare nel garage, il ricordo di quell’orario è stato modificato dalla testimonianza del cognato di Pavone, Ugo Longo, che abita nello stesso palazzo dell’ingegnere, ma soprattutto dai tabulati telefonici. Longo aveva infatti raccontato di aver notato «intorno alle 20 la presenza di entrambe le auto del cognato nel garage» ma soprattutto è stato il traffico telefonico a stabilire l’orario dell’agguato facendo cadere, per l’accusa, l’alibi di Gagliardi. «La prima telefonata di ricerca di Pavone veniva effettuata dai familiari alle 20.10», scrive il gip, «e tra le 20.10 e le 21.25 i dati hanno registrato venti tentativi di chiamata». Ecco perché, secondo gli investigatori, «le chiamate senza risposta conclamano il dato che Pavone alle 20.10 fosse stato già raggiunto dal colpo e che il lasso temporale del ferimento è da collocarsi tra le 19.40 e le 20.10».
«Ore 21.18, un passante chiama il 118». Ma è solo molto tempo dopo che il corpo dell’ingegnere viene trovato riverso a terra accanto al cassonetto di via De Gasperi. Alle 21.18, descrive l’ordinanza, «un passante chiama il 118». Di lì a poco la scoperta: Pavone non ha avuto un malore ma è stato raggiunto da un colpo di fucile.
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