Agosto, cucina mia non ti conosco

Le abitudini alimentari estive: i turisti a Pescara trasgrediscono
PESCARA. Sono più «trasgressori » che altro, a tavola, i turisti che vengono a passare le vacanze a Pescara. Ma non si tratta di uno stigma morale, perché di nessuna violazione etica si tratta. Semplicemente, per quanto riguarda le abitudini alimentari, i turisti che sbarcano nella città dannunziana preferiscono «cambiare il proprio stile di vita», recita la voce correlata (d’altronde anche i latini dicevano che «Semel in anno licet insanire»).
È questo il risultato di una ricerca – presentata ieri nella sede della Camera di commercio – di Life Trend Lab, un centro di ricerca operativo dello spin off universitario (ovvero, il risultato secondario di una ricerca più ampia) Live, dell’Università Politecnica delle Marche, condotta dal prorettore dell’ateneo, Gian Luca Gregori, che insegna anche Marketing alla Luiss di Roma, e da Carla Alunno, dottore di ricerca in Economia aziendale nell’università marchigiana.
Insomma, da 750 interviste, ai turisti presenti in città, effettuate tra luglio e agosto dell’anno scorso, è venuto fuori che il 21% di essi rivoluziona il proprio modo di mangiare in vacanza (perlopiù coloro che hanno tra 30 e 60 anni); che il 17% è «salutista» (40- 60 anni), molto attento agli effetti che possono sorgere nel rapporto cibo-benessere fisico, come pure che la stessa percentuale è «sperimentatrice» (30-50 anni), pronta a cambiare la propria routine; che il 15% è «economo» (i giovani), guarda alla tasca, che il 13% è «adattivo» (anche qui il segmento è quello dei meno anziani), mangia quello che trova senza farsi tanti problemi; che il 10% è «sacchettista» (dai 30 ai 50 anni), cioè pranza al sacco senza tante remore; e infine che il 7% è abitudinario, si comporta come se fosse ancora casa (gli ultrasessantenni).
Sette profili che potrebbero indicare la strada agli operatori locali del settore, è stato messo in luce ieri mattina, nel dibattito moderato dal direttore del Centro, Mauro Tedeschini, al quale hanno preso parte anche il presidente dell’ente camerale Daniele Becci e il presidente del gruppo Gabrielli, Giancarlo Gabrielli. E la soluzione dall’impasse che il binomio commercio-turismo sta vivendo potrebbe essere duplice, ha suggerito l’autore della ricerca. «L’operatore pubblico», ha spiegato Gregori, «deve innanzitutto focalizzarsi sulla presentazione del prodotto, nel caso abruzzese e pescarese, tipico. E questo deve avvenire sul web. E poi deve chiedersi a chi è indirizzato il prodotto. Per i privati», ha aggiunto, «c'è l'opportunità delle fidelity card. Il venditore si deve chiedere: “Cosa vuole comprare tale dei tali?”. Un’altra opzione per promuovere un prodotto potrebbe essere», ha aggiunto lo studioso, «quella di proporre per 7 giorni un elemento di riconoscimento. Hai comprato uno yogurt? Bene, la prossima volta ti faccio uno sconto sui biscotti allo yogurt». Un primo ventaglio di ipotesi, queste, per gli addetti ai lavori, per affinare l’obiettivo. Per il «cosa», invece, da proporre ai turisti, la risposta è quasi scontata. «A Pescara, tra gli altri, il Parrozzo e le ricette per la cucina del pesce, dice la ricerca», ha concluso Gregori.
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