«Aiutatemi a curare mia figlia»

28 Dicembre 2019

Appello di una mamma per la ragazza affetta da un ritardo mentale

FRANCAVILLA AL MARE. «Mia figlia è malata e non può tornare a casa. Sarebbe un pericolo per me ma anche per lei». A lanciare un appello, pieno di dolore e di rabbia, è una mamma di Francavilla, L.N., che da anni cerca di trovare una sistemazione per la figlia 30enne affetta da un ritardo mentale e da crisi epilettiche che spesso la rendono aggressiva. Dopo aver girato diversi istituti di riabilitazione in tutta Italia, la ragazza attualmente si trova a Cuneo, ma i medici della struttura vorrebbero dimetterla e rimandarla a casa. La mamma però non ci sta: «Con il cuore pieno di dispiacere sono costretta a dire che mia figlia non può tornare casa», afferma la donna. «Più volte ci abbiamo provato, ma dopo un periodo iniziale di apparente tranquillità, la malattia riprende il sopravvento. Mia figlia diventa aggressiva, più volte ha tentato di strangolarmi. L'ultima volta è successo quest’estate, quando sono dovuti intervenire i carabinieri». E aggiunge: «Ci siamo accorti della sua patologia quando aveva 7 mesi e dal 2012 cerchiamo conforto nelle varie strutture attrezzate. È stata prima in clinica a Città Sant’Angelo, poi a Roccasecca, quindi nella provincia di Pesaro-Urbino e dal 4 novembre si trova a Cuneo».
E continua: «Mia figlia è stata denunciata per aver tentato di aggredire degli agenti di polizia e durante quest’ultimo soggiorno in Piemonte i carabinieri di Mondovì sono dovuti intervenire per portarla in psichiatria dopo che ha provato a strangolare un operatore della struttura. Pochi giorni fa mi hanno chiamato da Cuneo per dirmi di andarla a riprendere, ma io mi sono opposta. Farla tornare a casa significherebbe mettere in pericolo la mia persona ma anche la sua. Io mi esporrei a rischi che purtroppo conosco bene e lei potrebbe finire in strutture ben più rigide di quelle che ha frequentato finora». L’attuale destinazione è stata scelta dalla psichiatria di Pescara, in quanto unica struttura disponibile per ospitarla. «La distanza non aiuta. Andare a Cuneo è una spesa che non si può affrontare con la stessa frequenza di quando si trovava a Frosinone o nelle Marche. Mi sono rivolta anche al giudice tutelare per chiedere aiuto ma non ho trovato risposte». Per questo la donna lancia un appello alle istituzioni affinché si riesca a trovare una soluzione. «Chiedo che mia figlia rimanga dove si trova, per proseguire il percorso riabilitativo già iniziato». (a.d.s.)
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