Aiuti a coppie e giovani laureati
La presidente Martini: tanta gente si sente umiliata e sofferente
PESCARA. La povertà spinge al suicidio. La disperazione per la perdita del lavoro, la vergogna di non riuscire a sfamare la famiglia, il timore di non avere più la stima dei propri cari. Silvana Martini, presidente del sodalizio delle signore Vincenziane della Carità, ne ha conosciuti di padri di famiglia che si sono tolti la vita per l'impossibilità di far fronte alle spese quotidiane.
«Sono suicidi silenziosi, di cui nessuno sa nulla, l'ultimo ai Colli, qualche giorno fa». Una povertà che non ha confini in una città, Pescara, agli ultimi posti delle classifiche nazionali sulla qualità della vita. Sono tante le storie dei disperati che chiedono aiuto alle Vincenziane. «C'è la coppia di diplomati, marito e moglie disoccupati, genitori di figli anch'essi senza lavoro e con sfratto esecutivo a carico. Li stiamo aiutando con il buoni alimentari e a trovare una casa. Cerchiamo di trovare loro un’occupazione, anche grazie al sostegno dell'assessora Antonella Allegrino», dice la responsabile dell'associazione che opera tra Pescara e Montesilvano.
«Ci sono due giovani con gravi menomazioni fisiche che hanno un bimbo di pochi mesi, si sono rivolti timidamente a noi per mangiare. E sono tanti, uomini e donne, che fino a ieri avevano un lavoro stabile e oggi ci chiedono aiuto. Si sentono umiliati. Li riceviamo con grande discrezione affinchè non si vergognino ulteriormente della loro condizione di indigenti». Poveri di tutte le età e stati sociali: «Giovani laureati frequentano le docce di via Gran Sasso ogni mattina, si radono, fanno colazione e poi tornano sulla strada. I nostri poveri, senza casa, senza lavoro ma con tanta dignità, fanno la fila ai centri di distribuzione del vestiario come quello vicino alla chiesa della Beata Vergine del Rosario, in via Cavour. Qui vengono consegnati anche buoni per acquistare la carne o le medicine in farmacia, pane, scarpe. Siamo riusciti anche ad aiutare una bimba che usava costosissime scarpe ortopediche a prezzi proibitivi fino a 500 euro».
Sono davvero povere queste persone? «Chiedono lavoro e si sentono umiliati. No, nessuno di loro approfitta del nostro aiuto». (c.co.)
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