Alberghi, che disfatta Tocco: «Sono aperti solo tre hotel su 20»

8 Dicembre 2020

L’allarme del presidente di Federalberghi: «Grave perdita Coinvolti 1500 lavoratori del settore e tutto l’indotto»

MONTESILVANO. Il sistema ricettivo a Montesilvano, e più in generale in Abruzzo, è al collasso. È questo il grido d’allarme del vicepresidente di Federalberghi Adriano Tocco che, nel giorno in cui la regione, per volontà del suo presidente Marco Marsilio, torna in area arancione, evidenzia come non ci sia nulla da festeggiare per il settore ricettivo.
Numeri alla mano, Tocco rivela come attualmente nella città adriatica siano rimasti aperti solo 3 dei 20 hotel presenti (senza contare i B&b) contrariamente agli anni passati in cui, soprattutto nel periodo natalizio, più del 50 per cento delle strutture lavoravano regolarmente, registrando presenze importanti, anche grazie agli eventi congressuali e alle fiere organizzati all'interno del Pala Dean Martin. Un dato che appare ancora più preoccupante se si considera che sono circa 1500 i lavoratori complessivi (per altrettante famiglie) del settore alberghiero a Montesilvano, a cui vanno ad aggiungersi tutte le aziende che lavorano nell’indotto.
Una perdita economica, quindi, che a detta del rappresentante di Federalberghi, è di diversi milioni di euro. «La situazione è sempre più drammatica e spinge inesorabilmente le strutture ricettive verso il baratro», commenta Tocco. «Oltre il 90% degli hotel della nostra regione sono stati costretti alla chiusura e sicuramente gli ultimi divieti proclamati nel Dpcm di dicembre costringeranno coloro che avevano intenzione di programmare un Natale e un Capodanno lavorativo, nel pieno rispetto delle norme anti-contagio, a soprassedere».
Proprio alla luce dei nuovi provvedimenti governativi, il vicepresidente evidenzia alcune anomalie. «Non comprendiamo», commenta, «quale senso abbia la decisione di costringere gli ospiti degli alberghi a consumare la cena di fine anno in camera. Non era più logico riservare la cena alle sole persone alloggiate visto che le stesse, comunque, la mattina del primo gennaio dovranno consumare la colazione nella stessa sala ristorante che per la sera del cenone è stata, invece, off-limits?». Tocco rivela poi come le strutture alberghiere, dopo mesi difficili, speravano di recuperare un po’ del loro fatturato con brevi soggiorni nel periodo natalizio. «La possibilità di effettuare pacchetti per brevi soggiorni nel pieno rispetto delle regole è purtroppo sfumata definitivamente», prosegue, «con il divieto di varcare i confini delle regioni e dei comuni: questo ha in effetti il sapore di una burla. Gli alberghi possono restare aperti, ma i clienti vengono chiusi in casa: non voglio pensare che sia un escamotage per risparmiare sui ristori». Tocco mette in luce, poi, anche il problema dei costi fissi per bollette o tasse varie, che le strutture continuano a sostenere pur non lavorando. «Non si è capito», lamenta, «che c’era la possibilità di immettere un po’ di liquidità nelle casse delle aziende alberghiere che, con il ristoro totalmente inadeguato, non sono in grado di reggere i costi fissi che comunque continuano a correre. Mi chiedo perché, in tutti i decreti economici emanati, ad esempio, non si siano mai toccati i costi fissi delle bollette elettriche, cioè addizionale accise, costi di trasporto sistema ed Iva, che in una bolletta rappresentano circa il 70%».
Ma il rappresentante di Federalberghi evidenzia soprattutto il problema dei lavoratori del settore. «Gli imprenditori», rivela, «sentono il peso e la responsabilità morale verso i propri collaboratori e dipendenti, che non ricevono con regolarità la cassa integrazione. Loro sono la vera forza dell’impresa alberghiera; le fondamenta delle aziende stesse sono rappresentate dall’elemento umano, dai collaboratori e dipendenti che devono essere tutelati e ricevere nei tempi certi quanto dovuto, per una dignità umana irrinunciabile».