Alessandrini: sul terrorismo 40 anni di assordante silenzio

Il sindaco ricorda il padre Emilio e si commuove davanti a bimbi e autorità
PESCARA. «Mi disse solo ciao». Quell’ultimo ciao al suo piccolo Marco, 9 anni. L’ultimo tragitto verso la scuola di via Colletta dove ogni mattina Emilio Alessandrini accompagnava il suo bimbo. Un rito quotidiano, un modo per stare ancora un po’ insieme prima di dedicarsi ai doveri di magistrato e uomo di Stato. L’addio nel modo che nessun bambino si aspetta dal papà, costretto, qualche minuto dopo, a consegnarsi alla storia dai terroristi di Prima Linea che lo hanno trucidato sulle strade milanesi il 29 gennaio («un mese che odio») 1979.
Non lo chiama «papà», Marco Alessandrini, nel 40esimo anno dalla scomparsa, ma «Emilio», una sorta di deferente rispetto verso quel padre, anzi «quel ragazzo che ci ha abbandonati troppo presto, a soli 36 anni, per me è una guida, uno stimolo a seguire il suo esempio. E oggi, qui, sono felice di vedere tanti bambini e sapere che la sua vita è oggetto di studio a scuola, mai l’avrei immaginato» è il commento straripante di orgoglio di Marco Alessandrini accompagnato dalla madre Paola Bellone.
Quel padre «che ha pagato, agli occhi dei suoi carnefici, l’essere uomo credibile delle istituzioni». Quaranta anni dopo la morte del magistrato Alessandrini, si aprono gli squarci «del silenzio, di un assordante silenzio sul terrorismo che ha utilizzato il piombo per sovvertire le istituzioni». Un silenzio che si è «interrotto con l’arresto di Cesare Battisti» ha detto con gli occhi umidi il sindaco di Pescara davanti alla folla, un centinaio di persone, riunita ieri mattina in piazza Unione davanti al monumento alle vittime del terrorismo dove è stata depositata la corona d’alloro col sottofondo dell’Inno di Mameli.
C’erano tanti bambini della scuola “Emilio Alessandrini” di Ari, nel teatino, il «paese dei monumenti alle vittime di attentati e stragi», guidati dalle maestre Maria Santucci, Cinzia Sichetti e Donatella Sallustio. Trenta bimbi che, attraverso la voce sicura della compagnuccia Aida hanno affidato un messaggio ai terroristi che va dritto al cuore: «Mentre sparavate non avete pensato che aveva una famiglia che lo aspettava a casa?». Una domanda a bruciapelo come solo i cuori limpidi sanno fare.
Schierati davanti alle autorità, anche gli studenti della scuola primaria Flaiano di Pescara e dei licei “Marconi” e “Luca da Penne-Mario dei Fiori ” di Penne, località dove Alessandrini era nato il 30 agosto 1942. Il prefetto Gerardina Basilicata, da «servitore dello Stato quale sono» ha detto «da due anni per me si ripete questo rito con la stessa tristezza e gli stessi interrogativi di 40 anni fa quando ero ancora una laureanda. Ogni giorno, porto avanti il mio lavoro pensando a quei grandi uomini che sono il nostro esempio, anche quando facciamo i compiti» ha detto rivolta alle scolaresche, «la mia tristezza si trasforma in coraggio che ci dà la spinta la lavorare con onestà. Grazie da tutti noi, a chi è cresciuto senza papà». Accanto al prefetto, gli altri uomini delle istituzioni, il procuratore Massimiliano Serpi, il comandante provinciale dei carabinieri Marco Riscaldati, le Fiamme Gialle, il presidente del consiglio comunale, guidato da Francesco Pagnanelli, che ha organizzato l’evento insieme all’associazione magistrati e all’associazione “Alessandrini” presieduta da Ennio Di Francesco, i rappresentanti dell’Arma aeronautica, dell’Anppe e dei bersaglieri, sodalizi guidati rispettivamente da Domenico De Mico, Valentino Di Bartolomeo e Sandro Di Cristofaro.
La cerimonia, benedetta da don Lyubomyr Sitko, vice parroco di San Cetteo col Silenzio eseguito da Matteo Mascitelli, è proseguita al cinema Massimo alla presenza del pm Vito Zincani e con l’esibizione della banda della polizia.

