Aliona, accuse da ergastolo per l’assassino

16 Aprile 2020

Il pm ha chiuso l’inchiesta: contestati i futili motivi e la premeditazione all’albanese che accoltellò la giovane moldava

FRANCAVILLA. La furia omicida innescata dalla gelosia. Undici pugnalate alla donna diventata oggetto della sua ossessione. Il delitto di Francavilla è stato pianificato da Roland Bushi, l’albanese di 28 anni uscito di casa impugnando un coltello da cucina con 19 centimetri di lama.
Sono accuse da ergastolo quelle formalizzate ieri mattina dalla procura di Chieti nell’avviso di conclusione delle indagini sull’aggressione avvenuta lo scorso 3 settembre nei confronti di Aliona Oleinic, moldava di 33 anni, morta al policlinico Gemelli di Roma dopo 45 giorni di agonia. Si tratta dell’atto prodromico alla richiesta di rinvio a giudizio che, mai come in questo caso, è scontata.
LE ACCUSE. Il pm Lucia Anna Campo contesta all’assassino due aggravanti: «i motivi abietti e futili dettati dalla gelosia» e «la premeditazione, avendo portato con sé il coltello». Contestazioni che, se rimanessero in piedi, significherebbero carcere a vita. Le modifiche al codice di procedura penale introdotte dalla legge del 12 aprile del 2019, infatti, non ammettono «il giudizio abbreviato per i delitti puniti con l’ergastolo». In altre parole: niente sconto di pena. Bushi, attualmente rinchiuso nel carcere di Viterbo, deve rispondere anche di violazione di domicilio, perché si è introdotto a casa della vittima «contro la volontà della stessa scavalcando il cancello», e di porto ingiustificato di coltello. L’indagato, difeso dall’avvocato Antonello D’Aloisio, ha venti giorni di tempo per depositare memorie, produrre documenti e chiedere al pubblico ministero di presentarsi per rilasciare dichiarazioni o essere interrogato.
LA RICOSTRUZIONE. Le carte dell’inchiesta condotta dai carabinieri del comandante Antonio Solimini ricostruiscono le fasi del delitto. «L’indagato si è presentato a casa di Aliona, persona verso la quale nutriva un’attrazione non ricambiata, suscitando la reazione del cane, che iniziava ad abbaiare; a quel punto, essendosi già presentato altre volte, la donna scendeva in giardino, presumibilmente per parlargli e allontanarlo, seguita dalla madre Galina, che ha pertanto assistito all’aggressione in tutta la sua interezza. Alla vista di Aliona, Bushi ha scavalcato il cancello impugnando un coltello da cucina, quindi l’ha colpita più volte nonostante i tentativi di difesa della madre, della sorella arrivata subito dopo e del cane. Solo nel momento in cui la donna si accasciava a terra, l’indagato interrompeva la sua azione, lanciava il coltello oltre la recinzione e rimaneva sul posto, in stato di evidente frustrazione e disperazione, fino all’arrivo dei carabinieri». Durante l’udienza di convalida dell’arresto, Bushi ha dichiarato di trovarsi in Italia «con visto turistico, ma di lavorare come muratore in nero e a giornata, e di dimorare in abitazioni occasionali di amici e parenti».
LA DIFESA. Nel merito delle accuse, come sottolineato dal giudice per le indagini preliminari Luca De Ninis, l’indagato «ha riconosciuto le proprie responsabilità, negando però di aver impugnato il coltello fin dall’inizio, ma ammettendo di averlo preso (a suo dire dallo zaino, dove portava cibo e strumenti che gli sarebbero serviti sul cantiere edile in cui si stava recando a lavorare) e utilizzato quando Aliona gli aveva nuovamente negato la possibilità di parlare». Il giovane ha spiegato «di essersi innamorato di lei, che ha conosciuto su Facebook e che lavorava in un locale di Francavilla, e di averle rappresentato il suo interesse, rimanendo deluso dal suo comportamento ondivago. Sicché, dominato dalla gelosia, aveva deciso di imporle di parlare con la forza, per poi impugnare il coltello, perdere il controllo e colpirla più volte all’addome».
«È DISPERATO». L’avvocato D’Aloisio racconta che Bushi è disperato. Il killer ha ripetuto più volte che non era assolutamente sua intenzione uccidere. «Non riesce a darsi pace», ha aggiunto il legale. «Nei primi giorni era sotto choc, poi ha realizzato. Mi ha detto anche che ha pensato di togliersi la vita».
L’AUTOPSIA. L’esame eseguito dal medico legale Cristian D’Ovidio ha accertato il nesso di causalità tra le coltellate e il decesso: la morte è avvenuta per «insufficienza multiorgano secondaria alle lesioni», vale a dire per una serie di complicazioni, in particolare su fegato e pancreas, raggiunti dalla lama.
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