Alloggi, nuovi criteri per l’assegnazione

25 Luglio 2019

Il presidente Marsilio e l’assessore Liris presentano le linee guida della Regione. Il provvedimento deve passare in Consiglio 

L’AQUILA. Una proposta di legge destinata a far discutere, ma forse anche a rivoluzionare, se non troverà ostacoli e stravolgimenti lungo l’iter di approvazione prima in Giunta e poi in Consiglio regionale, la gestione delle assegnazioni e la formazione delle graduatorie per ottenere gli alloggi dell’edilizia residenziale pubblica abruzzese.
PRIMA GLI ONESTI. Le nuove linee guida inserite nel progetto di legge regionale dal titolo “Modifiche alla legge regionale 25 ottobre 1996, n. 96 (norme per l’assegnazione e la gestione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica e per la determinazione dei relativi canoni di locazione)" portano la doppia firma del presidente della Regione Marco Marsilio e dell’assessore al Patrimonio e all’Edilizia sociale Guido Quintino Liris; e partono dall’assunto non del «prima gli italiani», bensì del «prima gli onesti». «Con questa legge si vuole evitare una discriminazione delle persone oneste e trasparenti che dichiarano e certificano le proprie condizioni, e che spesso si trovano in fondo alle graduatorie», ha spiegato Marsilio. «Vogliamo dare risposte ai cittadini che in alcune periferie della nostra regione hanno espresso il loro malumore, ad esempio nel quartiere pescarese di Rancitelli e a Montesilvano», ha aggiunto il governatore.
STESSI DOVERI. Mai più italiani cittadini di serie B, ha sottolineato Liris: «Si tratta di una rivoluzione di civiltà che potrà mettere ordine alle esigenze di giustizia che arrivano dai nostri concittadini, pari diritti per tutti e l’onestà come requisito prioritario». Come avviene già per i cittadini italiani, anche gli stranieri dovranno dimostrare il possesso delle condizioni economiche, reddituali e patrimoniali; si supererebbe così l’impossibilità, spesso, per le amministrazioni che devono verificare le dichiarazioni, di svolgere i controlli al di fuori dell’Italia. Il progetto di legge abruzzese si ispira alla sentenza del Tar della Lombardia in favore del Comune di Sesto San Giovanni, in cui si fa riferimento alla «parità di trattamento tra lo straniero e il cittadino nei rapporti con la pubblica amministrazione e nell’accesso ai pubblici servizi». Laddove dovesse essere difficile ottenere la documentazione richiesta, interverranno le ambasciate.
LE CONDANNE. Altra novità riguarda il limite di condanna, ora superiore a 5 anni di reclusione per l’assegnazione della casa popolare, che viene abbassato a 3 anni. «Spesso accade che la maggior parte dei reati con l’applicazione delle attenuanti determina condanne al di sotto dei 5 anni», giustifica Liris, «ciò comporta che molti delinquenti ottengano il titolo ad accedere a un alloggio a discapito dei cittadini onesti».
ESCLUSIONE E DECADENZA. Le modifiche - che riguardano in generale l’articolo 2 relativo ai requisiti soggettivi di accesso agli alloggi Erp - propongono anche un inasprimento delle cause di esclusione e di decadenza dal beneficio per chi si macchia di reati contro la pubblica amministrazione, l’amministrazione della giustizia, l’ordine pubblico, il patrimonio e la persona. La riforma introduce, inoltre, il principio per cui chiunque non rispetti la Nazione, le sue istituzioni e i suoi emblemi, non abbia diritto all’alloggio popolare. Decade poi, chi si macchia del reato di vilipendio della Repubblica e delle forze armate, così come si ha la decadenza dall’assegnazione dell’alloggio per gli autori di delitti di violenza domestica. Viene mantenuto il diritto di abitazione per i conviventi, mentre tolleranza zero per chi si renda responsabile di allacci abusivi alle utenze domestiche. Il progetto promuove, d’altro canto, la formazione culturale dei giovani e inserisce tra le cause di decadenza dal beneficio coloro che abbiano riportato denunce per inosservanza dell’obbligo scolastico per i figli minori, con l’intento di combattere la dispersione scolastica. Altro passaggio importante del progetto di legge, è l’apertura dell’iscrizione ai bandi anche ai coniugi separati o divorziati, i quali, seppur titolari di case di proprietà, non possono usufruirne perché assegnate all’altro coniuge, aggiungendo alle difficoltà economiche anche quelle abitative. Stop all’autocertificazione.
PIÙ CONTROLLI. Previsto, infine, un impianto più severo per i controlli, che punterà a verificare il mantenimento dei requisiti «obbligatoriamente ogni due anni, ovvero in qualsiasi momento, laddove se ne ravvisi la necessità», ha concluso Liris.