Altre tre udienze e poi la sentenza

Dopo l’udienza in programma oggi all’Aquila, sono altri quattro gli appuntamenti in aula di cui l’ultimo, quello del 9 febbraio, è dedicato solo alla sentenza.Fino ad allora, il calendario del...
Dopo l’udienza in programma oggi all’Aquila, sono altri quattro gli appuntamenti in aula di cui l’ultimo, quello del 9 febbraio, è dedicato solo alla sentenza.
Fino ad allora, il calendario del ricorso in Appello firmato anche dal procuratore Giuseppe Bellelli (nella foto) prevede tre udienze: venerdì 26 gennaio, mercoledì 31 gennaio e mercoledì 7 febbraio. L’udienza di dopodomani sarà dedicata alla società Gran Sasso Resort (unico imputato coinvolto quale persona giuridica) e al geologo Luciano Sbaraglia. Poi, il 31 gennaio e il 7 febbraio si affronterà invece la questione del depistaggio legata alla telefonata del cameriere dell’hotel, Gabriele D’Angelo, in Prefettura, la mattina del disastro. Telefonata poi fatta sparire dopo la morte del cameriere 31enne di Penne. Quindi la sentenza, il 9 febbraio, attesa dai familiari delle 29 vittime con grande tensione e dolore dopo la cocente delusione della sentenza di primo grado, lo scorso 23 febbraio quando, su 30 imputati, 25 vennero assolti e tra questi anche l’ex prefetto Provolo, provocando l’indignazione e la contestazione dei parenti.
Fino ad allora, il calendario del ricorso in Appello firmato anche dal procuratore Giuseppe Bellelli (nella foto) prevede tre udienze: venerdì 26 gennaio, mercoledì 31 gennaio e mercoledì 7 febbraio. L’udienza di dopodomani sarà dedicata alla società Gran Sasso Resort (unico imputato coinvolto quale persona giuridica) e al geologo Luciano Sbaraglia. Poi, il 31 gennaio e il 7 febbraio si affronterà invece la questione del depistaggio legata alla telefonata del cameriere dell’hotel, Gabriele D’Angelo, in Prefettura, la mattina del disastro. Telefonata poi fatta sparire dopo la morte del cameriere 31enne di Penne. Quindi la sentenza, il 9 febbraio, attesa dai familiari delle 29 vittime con grande tensione e dolore dopo la cocente delusione della sentenza di primo grado, lo scorso 23 febbraio quando, su 30 imputati, 25 vennero assolti e tra questi anche l’ex prefetto Provolo, provocando l’indignazione e la contestazione dei parenti.

