Amare Pescara, il simbolo conteso

D’Ostilio e Fiorilli litigano sull’appartenenza alla maggioranza
PESCARA. «La lista civica Amare Pescara non fa più parte della maggioranza». A ribadirlo è il fondatore Piacentino D'Ostilio che alimenta la polemica con il consigliere, nonché vice presidente del Consiglio comunale, Berardino Fiorilli. Oggetto della diatriba, il sostegno alla maggioranza della lista. Secondo D'Ostilio, Amare Pescara non appoggerebbe più il sindaco Carlo Masci e la sua giunta. Viceversa, rimane fermo sulle sue posizioni Fiorilli, eletto da indipendente con la lista di Amare Pescara, dopo l’apparentamento con Azione Politica. «Già dall'8 ottobre 2020», ricorda D'Ostilio, «vi è stata comunicazione con la quale venivano informati il sindaco, il consigliere Fiorilli e il presidente del consiglio comunale, che la stessa lista civica non aveva più intenzione di appoggiare l’attuale maggioranza e conseguentemente si pone come indipendente ed equidistante sia da essa sia dall’opposizione. Diffido il consigliere Fiorilli a intervenire e a rilasciare dichiarazioni esclusivamente personali e a non utilizzare la lista civica Amare Pescara in quanto non risulta né iscritto né tantomeno appartenente alla stessa, che gli ha permesso di essere eletto come indipendente. Il simbolo di Azione Politica non è stato mai presente accanto al simbolo di Amare Pescara» ribadisce D'Ostilio. «A breve», annuncia il vice presidente del Consiglio comunale, Fiorilli, «dopo aver ascoltato tutti i candidati della lista Amare Pescara che non si riconoscono nelle verbalizzazioni del signor D’Ostilio, ufficializzeremo la nostra posizione in Consiglio sempre all’interno della maggioranza di governo di centrodestra, alla quale mai abbiamo fatto venir meno il nostro appoggio. I nostri cittadini hanno emergenze ben più gravi e impellenti delle scaramucce giocate in solitaria all’interno di una lista civica. Ed è sul solco di tale consapevolezza che si gioca la differenza tra il senso di responsabilità di chi viene eletto in una pubblica assise, e chi dalla scrivania di casa pensa di fare politica uscendo o entrando virtualmente in una maggioranza di governo», conclude il consigliere. (m.pa.)

