Amatrice, disperse ancora dieci persone

29 Agosto 2016

Nel centro reatino si continua a scavare: almeno due i corpi individuati dai soccorritori con l’aiuto dei cani sotto le macerie dell’Hotel Roma

AMATRICE. Si scava ancora. Amatrice, 229 morti. Ad Accumoli hanno perso la vita in 11. Cinquanta ad Arquata del Tronto, ma si cercano dispersi. Di una decina di persone, di nazionalità romena in gran parte, non si ha notizia da giorni. Si scava ancora. I corpi privi di vita di tre persone (secondo alcune fonti due) sarebbero stati individuati tra le macerie dell’Albergo Roma, ad Amatrice. Li hanno trovati i cani molecolari, che stanno affiancando i soccorritori con un ruolo determinante per l’individuazione degli ultimi dispersi di un’immane tragedia. Ma sono in una zona che è ancora inaccessibile ai vigili del fuoco, che stanno procedendo con estrema cautela: troppe macerie ostruiscono la via di accesso a quella parte dell’albergo crollato. «Ci potrebbero essere tra le 5 e le 10 persone delle quali due all’Hotel Roma, di una ne sono certo perché è mio zio», dice il vicesindaco della cittadina laziale Gianluca Carloni. «È assolutamente importante concludere il prima possibile questa prima fase per accertare che non ci siano più corpi sotto le macerie», conclude Carboni.

SCALA DI EMERGENZA. «L’albergo si è come abbassato di un piano. La scala di emergenza ci ha salvato: è stato il nostro ponte tra la morte e la vita». Una delle superstiti dell’Hotel Roma, una donna di Pistoia qui in vacanza insieme al marito, non ha voglia di dire come si chiama. Tuttavia, racconta minuto per minuto quello che ha vissuto quella notte. «La scossa ci ha sorpreso nel sonno», dice con un filo di voce. «Siamo stati sballottati e abbiamo visto cadere tutto intorno a noi. Una sensazione bruttissima, mai provata finora, che credo ci resterà impressa ancora per molti anni. Appena siamo riusciti a metterci in piedi e a capire che eravamo ancora vivi, ci siamo incamminati verso il corridoio, che in quella parte era rimasto percorribile, e da lì siamo riusciti ad accedere alla scala di emergenza. Per noi è stata una vera salvezza. Da lì ci siamo ritrovati sulla terrazza del locale, da dove siamo riusciti a saltare giù. Mio marito ha alcuni traumi perché gli è caduto addosso di tutto. Io me la sono cavata con qualche dolore e una sospetta frattura. Quando siamo stati soccorsi ci hanno separato, ma ci siamo tenuti in contatto telefonico. Io sono stata portata nell’ospedale da campo attrezzato nel palasport di Amatrice, mentre mio marito è stato caricato in elicottero ed è finito in ospedale all’Aquila. Sempre per telefono sono riuscita a contattare mia figlia, che è partita immediatamente per venirci a prendere. E pensare», dice in conclusione la donna, «che eravamo qui soltanto di passaggio: Amatrice non era la nostra meta definitiva, ma l’avevamo scelta per l’amenità del luogo e la salubrità dell’aria. Un paio di giorni di sosta, prima di proseguire il viaggio nell’Appennino. Abbiamo rischiato la vita».

SPOSI VOLONTARI. E tra i tanti volontari ancora sul campo ad Amatrice anche Massimiliano e Federica. Si conoscono 7 anni fa all’Aquila e nasce una storia d’amore che diventa un matrimonio, celebrato il 21. Tre giorni dopo, invece di prendere i bagagli per andare in viaggio di nozze, vestono la divisa (lui vigile del fuoco, lei volontaria della Croce rossa) e si gettano tra le macerie. Non solo. I soldi del viaggio vengono donati.