«Amore negato ai tre bimbi, questa storia è la lanterna magica del nostro tempo»

18 Settembre 2026

L’ostilità contro la scelta di Catherine invita a riflettere sulle contraddizioni

e i divieti nella società democratica: siamo sicuri che sia una squilibrata?

La scrittrice Susanna Tamaro è intervenuta nel dibattito sulla famiglia del bosco di Palmoli con uno splendido articolo pubblicato dal Corriere della Sera. Ne riportiamo degli ampi stralci.

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La cronaca ogni giorno ci riporta un numero ormai pressoché infinito di eventi terrificanti. Alcuni, come omicidi, catastrofi naturali, rievocano per lo più il fantasma della nostra fragilità umana, ma ci sono altri eventi che, per la loro complessità, riflettono una luce sui nostri giorni come se provenisse da una lanterna magica. La lanterna magica che ha dominato questo ultimo anno nel nostro Paese è stata la vicenda dei bambini del bosco. Con il suo non risolversi secondo le vie della ragionevolezza, del buon senso e del bene dei piccoli, ci permette di illuminare quattro importanti e grandi contraddizioni presenti nella nostra democratica e avanzatissima società. La prima contraddizione è stata quella del mancato sostegno da parte del pensiero progressista su questa vicenda. Nelle prime settimane, dato il contesto in cui si svolgeva e le persone altamente critiche verso l’attuale società consumista e distruttrice della natura che ne erano protagoniste, ero sicura che la loro battaglia sarebbe stata presa in carico dalle forze che sempre sono state a fianco dei contestatori del progresso capitalista che calpesta l’uomo. L’idea di realizzare un paradiso in terra appartiene infatti a queste utopie così come il culto del tribalismo, cioè di uno stato di innocenza a cui è necessario tornare. Immaginavo appelli, sostegni di intellettuali, interrogazioni parlamentari e un rapido risolversi della situazione. Invece con il passare dei mesi, al silenzio si è aggiunta un’incomprensibile ostilità contro la scelta libertaria di questa famiglia.

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Per capire chi siano davvero i Trevallion bisognerebbe avere l’umiltà e la pazienza di leggere il libro, peraltro avvincente, di Catherine Birmingham, La mia verità. Inizialmente anch’io avevo pensato a una coppia di bizzarri fricchettoni, epigoni dei sostenitori del Peace and Love degli anni Settanta: abbracci, utopia e qualche canna ogni tanto. E invece mi sono trovata una realtà ben diversa. Catherine Birmingham è un’anima fortemente inquieta, appassionata, desiderosa di capire la strada da percorrere per migliorare il mondo. A riprova che le sue pagine non sono uno sfogo di emotività selvaggia c’è la lunga bibliografia di letture che l’hanno aiutata a mettere a fuoco un nuovo modo di vivere e di educare.

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Non solo la sinistra ma anche la Chiesa non è intervenuta in loro difesa, malgrado l’invito a pregare del papa. Certamente i coniugi hanno un rapporto profondo con la spiritualità orientale, ma non credo che sia un crimine praticare la meditazione o fare yoga.

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L’impressione è che in qualche modo la carità, realtà importantissima, abbia scavalcato la verità. Se neppure la Chiesa difende più la famiglia siamo davvero sull’orlo di un baratro perché questa realtà confusa, magnifica, tormentata, generatrice di infelicità e di grandi felicità è l’unica via in grado di donare ricchezza e unicità alla persona, sottraendola al distruttivo solipsismo dell’individuo.

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Ma torniamo alla nostra meravigliosa lanterna. Qual è la terza immagine che ci proietta? È la più temibile, spaventosa, e indicibile: quella delle donne che odiano altre donne. Nella realtà dei fatti, il mito della sorellanza – entrato nel nostro mondo attraverso il femminismo – raramente viene attuato. Anzi, più si sale nelle strutture del potere, più la sottile antipatia reciproca si può trasformare in ferocia. Del resto, le fiabe non ci propongono continue immagini di donne malefiche? Da Biancaneve alla Bella addormentata nel bosco, fino ad Hansel e Gretel? Chi è la più bella del reame? si chiede l’invidiosa regina cattiva di Biancaneve allo specchio. Dobbiamo essere oneste con noi stesse e riconoscere che, dentro ognuna di noi, sonnecchia una regina cattiva. Se la conosci impari a gestirla, se non lo fai, in breve diventerà presto la tua padrona.

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Come definire la decisione della giudice di aspettare un mese – quello di agosto, uno dei più caldi della storia – a emettere un’ordinanza che va contro ogni buon senso e di certo non va nella direzione del bene dei bambini? Bambini di cui è già stato segnalato dalla stessa Asl un livello di stress post traumatico in grado di mettere una pesante ipoteca sul loro attuale e futuro? E che valutare l’atteggiamento tenuto ieri dall’assistente sociale e dalla psicologa che hanno tenuto quaranta minuti fermi in macchina i piccoli in lacrime per la loro evidente incapacità e disorganizzazione nel gestire il prevedibilissimo flusso dei giornalisti, costringendo i bambini a fare un ennesimo viaggio a vuoto e a un’inutile e ormai insostenibile sofferenza? E vogliamo parlare poi dello stress dei genitori? In questi mesi ho chiesto a diverse mie amiche, persone estremamente miti, che cosa avrebbero fatto se qualcuno avesse sottratto loro i figli. I loro occhi si sono subito velati, come se fossero entrati in un’altra dimensione. «Faremmo qualsiasi cosa per riaverli, anche azioni efferate di cui mai ci crederemmo capaci!». In tutto il mondo vivente, le madri sono pronte a dare la vita per salvare i figli. Dopo dieci mesi di strazio, in che condizioni si troverà Catherine se non in quelle di un sempre maggior squilibrio? Quello squilibrio atteso con ansia dai servizi sociali per poter dire: «Ecco, vi avevamo detto che era una pazza!». Ma quale madre non impazzirebbe davanti a una simile ingiustizia?

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Ed ecco la quarta e ultima contraddizione messa in luce dalla lanterna magica. I rapporti con lo Stato. Una vicenda così lunga, nata da così futili motivi e così segnata dalla crudeltà e da un potere irragionevole e assoluto non può che provocare un grave indignazione e senso di impotenza nelle persone fino ad ora convinte di vivere in uno Stato democratico. Se un’assistente sociale, una psicologa e una giudice possono tenere in scacco la vita di cinque persone, devastandola senza che nessuno possa intervenire, c’è qualcosa nella giustizia che non va e che spingerà ancora di più gli italiani a provare un senso di estraneità nei confronti delle istituzioni, estraneità che si trasformerà in un’astensione elettorale sempre più ampia.

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L’articolo 30 della Costituzione consente l’educazione parentale e questa scelta, una volta rarissima, si sta diffondendo perché i genitori consapevoli fanno ogni sforzo per poter proteggere i bambini da una realtà che ritengono non adatta al loro sviluppo. A fine anno i bambini fanno un esame e, se non lo superano, ripetono l’anno. Qual è il problema dunque? È il famoso mito della socialità scolastica come fondamentale pilastro dello sviluppo del bambino, socialità per altro sempre più inquinata dal bullismo. Chi sono le vittime dei bulli? I sensibili, i miti, i silenziosi, tutti i bambini, non pochi, che hanno un mondo interiore da coltivare e che non desiderano sottomettersi alla brutalità sempre più fuori controllo di questi tempi. Visto il lungo clamore mediatico, poi, non si può non immaginare l’effetto devastante dell’inserimento di questi tre bambini, già altamente traumatizzati, in una realtà sconosciuta, in balia della curiosità morbosa dei compagni e della gente. Come mai tutti i cantori della «Costituzione più bella del mondo» tacciono di fronte all’incostituzionale e del tutto arbitrario divieto di questo diritto riconosciuto a delle persone già altamente provate che, peraltro, non sono neppure cittadini italiani?

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Davvero una bella pubblicità all’estero per il nostro Paese e soprattutto per l’Abruzzo, terra di persone generose e incolpevoli. Quali famiglie sceglieranno più l’Italia come Paese di elezione? «Alla fine tutti veniamo dall’amore e all’amore torneremo», scrive Catherine al termine del suo libro, «perciò, anche se trascorriamo questa nostra esperienza umana avvolti nelle tenebre, persino quel buio proviene dall’amore». Una persona che scrive queste parole è davvero una squilibrata a cui bisogna togliere i figli?