De Cecco, in centinaia per l’abbraccio in azienda

Accanto alla bara dell’imprenditore, coperta di rose rosse, la foto col papà Mario. I figli: «Ci aveva manifestato la volontà di donare gli organi e così abbiamo fatto»
SAN GIOVANNI TEATINO
Gli striscioni con le immagini che lo ritraggono in bicicletta, la foto con il papà Mario, le corone di fiori, la sala gremita e al centro la bara, chiusa, con sopra l'immagine di Giampiero De Cecco. “Continua a pedalare anche lassù” si legge nella parte bassa di un telo che lo ritrae in bici, verso il cielo. Non molto distante c’è anche la sua bici, quella d’epoca, quella sulla quale si trovava domenica mattina nel momento in cui è caduto mentre andava al Trofeo Matteotti a Pescara.
C’è tutto questo e tanto altro nella camera ardente di Giampiero De Cecco, l’imprenditore di San Giovanni Teatino deceduto martedì alla vigilia del suo 65° compleanno. È stata allestita nella “Confezioni Mario De Cecco S.p.A.” , in via del Prato, una delle strutture dell’azienda leader nella produzione di abbigliamento da lavoro. Ci sono i figli Matteo e Alessio, la madre Iolanda, la moglie Maria Pia e il fratello Paolo. Occhi rossi, lacrime, ma anche tante parole di conforto da parte delle centinaia, per non dire migliaia di persone che durante tutta la giornata sono passare per un ultimo saluto e per stringersi al dolore della famiglia. Giampiero De Cecco era uscito domenica mattina dalla sua casa, non molto distante dalla rotatoria di via Pietro Nenni, dove è avvenuta la caduta. Aveva appuntamento con gli amici per ritrovarsi prima della partenza del Matteotti, in piazza Duca a Pescara, appuntamento al quale però non è mai arrivato. Nonostante i soccorsi e il trasporto in ospedale, dopo 48 ore i medici non hanno potuto fare altro che costatarne la morte. Ma De Cecco, uomo dal cuore d'oro come lo ricordano tutti, è riuscito a regalare l’ultimo gesto d’amore anche dopo il decesso: i suoi organi, secondo la sua volontà, sono stati donati: cuore, fegato, reni, cornee che, proprio grazie a lui, possono guardare alla vita in maniera diversa.
«Papà ci aveva spesso manifestato questa sua volontà», dice il figlio Matteo parlando con chi gli è accanto. «Abbiamo voluto assecondarlo perché sappiamo che lui avrebbe fatto questo. Tra l’altro, proprio nel giorno del suo compleanno».
Un gesto, quello della donazione, che non fa altro che confermare l’enorme umanità dell’imprenditore. A raccontarla, anche le parole del sindaco di San Giovanni Teatino, Giorgio Di Clemente: «Non credo ci sia molto da aggiungere sullo spessore e sull’umanità di questa persona», dice. «Non ha mai saputo dire di no. Ha voluto dare un’ultima prova della sua generosità donando gli organi. Proprio nel giorno del suo compleanno. Possiamo dire che anziché ricevere un regalo, è stato lui a farlo ad altri. Come sempre accaduto durante tutta la sua vita». E adesso lo stesso primo cittadino non esclude la possibilità di ricordare l’imprenditore con l’intitolazione di una strada o di un luogo simbolo della città: «Credo che adesso sia prematuro parlarne. Non mi piace parlare senza avere nulla di concreto in mano. Vedremo al momento opportuno». La camera ardente è rimasta aperta fino a ora tarda, per accogliere le tantissime persone arrivate per salutarlo. Stamani alle 10.30, nella chiesa di San Rocco, l’ultimo saluto della città e del suo Abruzzo.

