Anche in Abruzzo le vittime della mafia

In un anno sei domande di risarcimento e 2,8 milioni erogati per racket e usura: lo rivelano gli atti della Corte dei conti
PESCARA. Sono 6 le richieste di risarcimento presentate nel 2016, in Abruzzo, dalle vittime di mafia. Il dato è contenuto nella relazione approvata lo scorso 24 maggio dalla sezione centrale di controllo della Corte dei conti, che vigila, in particolare, sulle amministrazioni dello Stato. La sezione ha esaminato la gestione del Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso, delle richieste estorsive e dell’usura, riferito agli ultimi 5 anni. Dal 2013 al 2015, invece, nessun abruzzese si è rivolto al Fondo istituito nel 1991 con la legge anti racket, approvata dopo l’omicidio dell’imprenditore Libero Grassi, avvenuto a Palermo il 29 agosto dello stesso anno, che aveva avuto il coraggio di opporsi a Cosa Nostra rifiutando di pagare il pizzo.
Da allora il fondo ha subito diverse trasformazioni, ma lo spirito originario rimane sempre lo stesso: la solidarietà della società e le istituzioni che, in concreto, garantiscono un risarcimento a chi è rimasto vittima di mafia. Un risarcimento che sarebbe difficile da ottenere dai condannati, i cui beni sono spesso confiscati. Ad alimentare il fondo, in massima parte, è un contributo sui premi assicurativi (ramo incendi, rc auto, rischi diversi e furto) pagati dagli italiani, in base a un’aliquota stabilita dal Mef e che attualmente è dell’1%. Nel 2016 il Fondo ha deliberato quasi 23 milioni di euro di risarcimenti, il dato più basso dell’ultimo quinquennio, mente da gennaio a settembre 2017 la somma ammonta a poco più di 25 milioni. Sempre nel 2016, sono state esaminate 819 richieste, di cui 699 sono state quelle accolte. L’importo medio dei risarcimenti oscillava intorno ai 32mila euro. Al fondo possono rivolgersi anche le vittime di usura per la concessione di mutui senza interesse. In Abruzzo, nel periodo compreso tra il 2013 e il 2017 sono stati erogati 1,4 milioni per le vittime di estorsione e una cifra leggermente superiore è stata concessa a titolo di mutuo per le vittime di usura, secondo dati forniti alla Corte dei conti dal Commissario per il coordinamento delle iniziative di solidarietà.
In genere le uscite, rileva la Corte dei conti, sono sempre inferiori alle entrate, ma «nonostante gli avanzi di gestione», si legge nella relazione, «il patrimonio netto del fondo è progressivamente diminuito a causa di prelievi per soddisfare le più diverse esigenze del bilancio dello Stato». Come è accaduto nel 2013, quando dal fondo sono stati prelevati 50 milioni «per fronteggiare le esigenze straordinarie connesse all’eccezionale afflusso di stranieri sul territorio nazionale».
Ma, come al solito, non sono mancati casi “anomali”. Come le richieste di risarcimento avanzate non dalle vittime innocenti, ma da parte di personaggi coinvolti attivamente in guerre di mafia o inequivocabilmente inseriti in contesti mafiosi. Circostanza che ha comportato l’introduzione di un articolo che impone di rigettare le istanze prodotte da personaggi «di non specchiata condotta».

