Anche l’ex poliziotto portò il maxi carico
Un ex poliziotto di Foggia, 68 anni, con un curriculum da spacciatore. C’è anche lui tra i signori dello spaccio di droga in missione tra Puglia e Abruzzo. È lunga la fedina penale dell’ex...
Un ex poliziotto di Foggia, 68 anni, con un curriculum da spacciatore. C’è anche lui tra i signori dello spaccio di droga in missione tra Puglia e Abruzzo. È lunga la fedina penale dell’ex sovrintendente, inizialmente in servizio alla questura di Foggia e poi espulso dal corpo a causa della collezione di reati: il primo arresto riporta al 1999 quando, con una maxi operazione, la procura distrettuale antimafia di Milano stroncò un traffico da 90 chili di eroina tra l’Albania e l’Italia. Sull’ex poliziotto, all’epoca 47 anni, piombò l’accusa di essere un punto di riferimento tra malavita foggiana e clan albanesi. Poi le condanne: pena di 14 anni e 150mila euro di multa, in seguito ridotta a 8 anni e 32mila euro di multa. Davanti alla Corte di Cassazione, emerge un episodio accaduto a Pescara che, per i giudici, denota la spregiudicatezza dell’ex poliziotto: «Emergeva
evidente», rivela la sentenza, «la prova della spendita della propria qualifica di pubblico ufficiale al fine di evitare che la guardia di finanza che aveva fermato l’autovettura contenente il massiccio quantitativo dì droga nei pressi di Pescara, potesse accertare la presenza nel veicolo dell’illecito carico».
Gli atti della Cassazione spiegano ancora: «Mostrando il proprio tesserino di appartenenza, ha fatto sì che la guardia di finanza che aveva fermato l’autovettura a bordo della quale trovavasi una notevole quantità di sostanza stupefacente, non proseguisse nel paventato controllo che, se effettuato, avrebbe certamente consentito il ritrovamento della droga». Il ricorso del 68enne è stato bocciato: è stato condannato a pagare tremila euro di spese. (p.l.)
evidente», rivela la sentenza, «la prova della spendita della propria qualifica di pubblico ufficiale al fine di evitare che la guardia di finanza che aveva fermato l’autovettura contenente il massiccio quantitativo dì droga nei pressi di Pescara, potesse accertare la presenza nel veicolo dell’illecito carico».
Gli atti della Cassazione spiegano ancora: «Mostrando il proprio tesserino di appartenenza, ha fatto sì che la guardia di finanza che aveva fermato l’autovettura a bordo della quale trovavasi una notevole quantità di sostanza stupefacente, non proseguisse nel paventato controllo che, se effettuato, avrebbe certamente consentito il ritrovamento della droga». Il ricorso del 68enne è stato bocciato: è stato condannato a pagare tremila euro di spese. (p.l.)

