Anche lo sport in lutto per Marco: abbiamo perso un campione

La Federazione italiana Wushu kung fu e il maestro di arti marziali Taresco ricordano il 32enne morto in Grecia
PESCARA. È atteso in Italia la prossima settimana il corpo di Marco Sablone, morto in Grecia a 32 anni durante una vacanza in barca che aveva toccato Merlera (Erikoussa), una piccola isola a nord di Corfù. Il giovane uomo di Città Sant’Angelo stava facendo un’immersione, quando è accaduto qualcosa di inspiegabile.
Lanciato l’allarme, il corpo è stato recuperato, ma ogni soccorso si è rivelato inutile: la sua maschera era disintegrata e non si è più ripreso. Questa la primissima ricostruzione dell’accaduto, ma le cause di questa morte improvvisa vanno accertate e proprio per questo è stata disposta l’autopsia.
Un passaggio indispensabile, il cui iter richiede del tempo, prima della riconsegna della salma al fratello Andrea (volato in Grecia), alla fidanzata Valeria e agli amici che stavano trascorrendo la vacanza con lui.
La notizia ha sconvolto tutti: Marco era «un grande», scrivono gli amici su Facebook: intelligente, di cuore, impegnato nel lavoro e amante dello sport, quello estremo. Un amore che lo ha portato a vivere esperienze straordinarie in moto, in bici, con il parapendio e il paracadute e poi ancora in acqua, con le immersioni.
Ma non solo quello, ricorda Osvaldo Taresco dal Centro studi Wushu Kung-Fu, la struttura che Marco ha frequentato quando era più giovane per praticare il Sanda.
Sablone, conosciuto come Marek, si era dedicato alle arti marziali e aveva raggiunto bei traguardi, tanto che «è stato anche un componente della squadra agonistica, ha fatto parte della Nazionale, ed è arrivato a livelli internazionali», ricorda Taresco. Il rapporto tra i due non si era mai interrotto, e solo qualche settimana fa Marco era passato a salutare il suo maestro e insieme avevano ricordato il periodo degli allenamenti e delle gare. «Era una persona estremamente positiva, uno ostinato, simpatico. Era sprezzante del pericolo, ma anche preparato, scaltro, e questo gli consentiva di trovare sempre una soluzione, anche se sembrava mosso dall’incoscienza. A Pechino, aveva partecipato al campionato del mondo, nel 2008: e anche se la convocazione era arrivata all’ultimo minuto, si era preparato e la sua era stata un’ottima prova. Poi, una volta conclusa la carriera in questa disciplina si è sempre messo alla prova, contro il pericolo. E quando ci siamo salutati, l’ultima volta, gli ho detto di stare attento». È «distrutto», Taresco, che crea sempre «un legame» con i suoi allievi. «Nulla sarà più come prima», dice, perché «Marco è stato uno dei pilastri fondamentali della scuola» e questo «campione», come lo definiscono nella scuola, mancherà a tutti.
La scomparsa del 32enne di Città Sant’Angelo ha fatto intervenire anche la Federazione italiana Wushu kung fu e il Consiglio federale che hanno saputo «della prematura scomparsa dell’ex atleta azzurro e amico» e hanno pubblicato un fiocco nero sul sito internet e su Facebook, rivolgendo ai familiari «le più sincere condoglianze».
Si allenava con lui anche Stefano, che ha un ricordo vivo degli allenamenti in cui doveva vedersela con «la Ferrari. E la Ferrari era Marco: amante della vita, sempre full gas ed entusiasta di quello che faceva. Forse è per questo che oggi siamo ancora più sconvolti», scrive su Facebook a Taresco ricordando «i tanti traguardi raggiunti» dal maestro «con questo tuo splendido allievo».

