Ancora bloccati 4 stipendi

17 Dicembre 2015

Maiella e Morrone, la rabbia dei dipendenti dopo l’accordo con Equitalia

ALANNO. L’accordo stretto tra Equitalia, Comunità montana Maiella e Morrone e la Regione Abruzzo non libera i soldi per pagare gli stipendi ai 63 dipendenti dell’azienda speciale che assicurano l’assistenza a disabili, anziani e minorenni di 16 comuni della Val Pescara. Sui conti della comunità montana resta un blocco di Equitalia. Purtroppo, sarà un Natale senza stipendi per i dipendenti: devono ancora percepire le mensilità di settembre, ottobre, novembre e la tredicesima. E finora non hanno avuto alcuna assicurazione su quando prenderanno i loro soldi: la rabbia sta tornando e, per questo, non è escluso che ricominci la protesta. Anche perché, finora, gli stipendi arretrati sono stati pagati soltanto dopo le manifestazioni sotto la sede della Regione, a Pescara, e l’occupazione dei Comuni di Manoppello e Abbateggio.

Di certo c’è che Equitalia ha detto sì a una rateizzazione di 1,1 milioni di euro di debiti della comunità montana. La comunità montana è un ente in liquidazione, che dovrebbe cessare entro la fine del 2015 salvo proroghe, che detiene le quote dell’azienda speciale. Ma oltre al presente con gli stipendi che non arrivano, adesso fa paura anche il futuro perché non si sa chi sarà a gestire i servizi sociali da gennaio in poi: in un documento inviato ai Comuni dell’ambito sociale 35, l’assessore regionale Pd Marinella Sclocco spiega che «fino a gennaio la gestione dei servizi rimane affidata all’azienda speciale». Lo stesso documento rivela un retroscena: «A oggi la società che gestisce i servizi non può essere liquidata perché la Comunità montana non ha ancora ricevuto i bilanci». Una volta ricevuti i libri contabili, verrà deliberato lo scioglimento». Ma per sapere cosa accadrà dopo ci vorranno mesi. Mesi scanditi dai tempi tecnici di un gara d’appalto o di un affidamento diretto, in cui i dipendenti dovranno continuare a lavorare per forza, con la possibilità di non essere pagati, perché se si fermassero potrebbero essere denunciati per interruzione di un servizio pubblico. «A quel punto», prosegue l’atto, «la Comunità montana e l’unione dei sindaci decideranno se procedere con un nuovo bando pubblico o affidare direttamente alla società la gestione dei servizi sociali».

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