Ania e Vitalii in fuga con le loro tre gemelle

Il marito appena operato ha guidato per due giorni dall’Ucraina a Montesilvano. Ora sono a Penne
PENNE. Ucraina, poi Ungheria, Slovenia e infine Italia. La fuga dalla guerra per la famiglia Tarnavska - papà Vitalii, mamma Ania e le loro tre gemelline Evgenia, Oleksandra e Ruslana - ha avuto ieri come capolinea Penne, il Cas comunale del CEA Bellini di Collalto. «Fortunatamente il viaggio è andato tutto per il meglio e nessuno li ha mai fermati. Ci hanno impiegato due giorni e mezzo», racconta il direttore del Cas comunale Collalto, Damiano Ricci. «Vitalii in Ucraina si era appena operato al piede e non potendo continuare le cure a Kiev è dovuto partire con un pezzo di metallo dentro al piede. Ora dovrà curarsi a Penne, abbiamo già fissato una visita dall’ortopedico. Ha tanto dolore», spiega il direttore del Cas pennese, «ma per fortuna avendo la macchina automatica ha faticato meno». A Kiev la famiglia Tarnavska stava bene. «Vitalii lavorava come rappresentante-venditore, mentre la moglie è sarta, lavora nel privato e ha un marchio tutto suo. Le bambine hanno potuto portare solo un giocattolo a testa per mancanza di spazio nella macchina. Sono ancora tanto disorientati», racconta Ricci, «ma l’accoglienza da parte degli operatori del Cea è stata ottima, e vedere altri bambini nella struttura di Collalto ha riempito i loro cuori di gioia».
Prima di Penne, la famiglia era approdata giovedì scorso all’hotel Antagos di Montesilvano, dove tutti hanno notato la loro presenza. E non soltanto per via di quelle tre bambine identiche di 7 anni con le loro codine e i peluche a forma di pipistrelli, ma perché madre, padre e figlie sono soliti indossare un abbigliamento identico tra loro.
È proprio mamma Ania, 30 anni, a spiegarne il motivo.
«In Ucraina ero una stilista e fashion blogger», racconta. «L’idea è nata quando ero in attesa delle gemelle e ho pensato che sarebbe stata un’idea simpatica creare dei total look uguali per tutta la famiglia. Così ho iniziato a realizzare delle tute e delle felpe identiche per uomini, donne e bambini e a venderle prima nel mio Paese e poi, attraverso internet, anche all’estero». Ora che lei e la sua famiglia hanno dovuto abbandonare tutto, ad Ania piacerebbe continuare a svolgere il suo lavoro, magari puntando al mercato italiano. «Il problema sono i soldi perché i macchinari sono costosi e, ovviamente, non posso andare a riprenderli a Kiev», evidenzia. «E il denaro che abbiamo a disposizione non possiamo investirlo per l’abbigliamento perché ora ci serve per mangiare e vivere, dal momento che non sappiamo per quanto tempo saremo costretti a rimanere lontani da casa». Ed è anche per l’ansia del futuro che Ania e la sua famiglia, che parlano solo l’ucraino, hanno scelto di trasferirsi a Penne. «Non possiamo sapere per quanto tempo ancora verremo ospitati negli hotel, a Penne abbiamo dei conoscenti. In questo modo, ci sentiremo meno soli». (f.bel.- a.l.)
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