Anna poteva essere salvata, ora è caccia allo stupratore

Ricostruite le ultime ore della 33enne. Disposto l'arresto di uno dei due responsabili
PESCARA. Dopo essere stata stuprata è rimasta agonizzante per diverse ore sotto quel tunnel maledetto prima di morire. Anna Carlini, la giovane donna di 33 anni, con problemi psichici, ritrovata senza vita il 30 agosto dello scorso anno nel tunnel dei disperati della stazione dopo che si era allontanata dalla sua abitazione, poteva essere salvata, come ha sostenuto il medico legale dopo l'autopsia.
NESSUNO TELEFONÒ. Soltanto se qualcuno di quei balordi frequentatori del tunnel avesse chiamato, anche in forma anonima, il 118. Ma nessuno lo fece. Per quella morte la procura di Pescara ha indagato due romeni con le accuse di violenza sessuale, omicidio e abbandono di persona incapace, e lo scorso mese di luglio ha chiesto anche la misura cautelare per entrambi, accolta soltanto in parte dal gip. Per uno dei due presunti responsabili è stato disposto il carcere, ma soltanto per il reato di violenza sessuale. Il giudice Colantonio ha infatti ritenuto che il reato di omicidio non è compatibile con il reato di abbandono di persone incapaci contestato ai due dalla procura.
ROMENO IRREPERIBILE. Nella misura cautelare c'è la raccapricciante ricostruzione di quelle ultime ore di Anna e della violenza cui venne sottoposta da parte di uno dei due romeni, quello che attualmente risulta irreperibile e per il quale sarebbe già stato formalizzato il certificato di vane ricerche da parte della procura. «La condotta dei due», scrive il gip, «in relazione al fatto che i predetti non hanno prestato assistenza alla Carlini che appariva in evidente stato di pericolo, omettendo di chiedere l'intervento di sanitari, non può integrare il reato di omicidio».
Per questo motivo il giudice riqualifica il reato in omissione di soccorso, aggravato dalla morte della donna (e quindi con una pena raddoppiata) e dispone la misura per la violenza sessuale contestata soltanto a uno dei due.
IL TESTIMONE OCULARE. Su questa decisione del giudice hanno pesato due elementi: i risultati dell'autopsia e le testimonianze raccolte dalla polizia ferroviaria. In particolare quella di uno straniero che si trovava quella notte proprio vicino alla donna e al suo violentatore. Un testimone oculare.
L'uomo ha raccontato agli investigatori che verso l'una del mattino, mentre stava guardando un film sul suo smartphone ha visto il romeno che sollevava la donna dal giaciglio di fortuna sul quale era stata posta e la metteva sul suo lettino da spiaggia e, dopo essersi sincerato che nessuno lo stesse guardando gli è montato sopra e ha approfittato di lei.
IL VISO SCURO. E sarebbe stato proprio questo testimone a coprire poi il viso della donna avendo notato che era diventato scuro. E la risposta positiva a questa ipotesi investigativa arriva da una consulenza disposta dalla procura per accertare la compatibilità tra il profilo genetico dello stupratore (peraltro noto per i suoi precedenti di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione) e le tracce di Dna rinvenute sulla vittima in sede di esame autoptico.
Il medico legale chiarì che la morte di Anna non avvenne in maniera istantanea, «avendo la stessa esperito un periodo agonico di alcune ore dovuto all'effetto sinergico di alcol e farmaci e che, pertanto, vi fosse la possibilità di mantenere in vita la stessa dove fossero stati attivati strumenti terapeutici volti ad antagonizzare l'effetto tossico delle sostanze ingerite».
IL COCKTAIL FATALE. Anna morì per arresto cardio-respiratorio proprio per la combinazione tra alcol, che le venne somministrato, e farmaci che assumeva per la sua patologia. Il medico rilevò anche «la presenza di inequivocabili segni lesivi attribuibili ad avvenuta violenza sessuale quando la persona offesa, sia pure in stato di minorata coscienza, era ancora viva». Quindi Anna, brutalmente violentata, non poteva difendersi, anche se cercò comunque di resistere al suo stupratore, come dimostrano i lividi sul suo corpo. Per il giudice, il romeno omise di dare soccorso alla donna «pur avendo piena contezza dello stato agonizzante della persona offesa».
SENZA FRENI INIBITORI. «Le modalità della violenza», aggiunge il gip, «attestano in maniera inequivoca, come l'indagato sia soggetto incline alla commissione di reati della stessa specie... l'uomo è soggetto privo di autocontrollo e senza freni inibitori, capace di indirizzare i propri impulsi violenti anche in danno di un soggetto agonizzante, al solo scopo di soddisfare i propri irrefrenabili istinti sessuali. Capace di gesti violenti e irresponsabili, costituisce un pericolo concreto ed attuale, per cui la misura è resa necessaria anche per garantire l'incolumità fisica della collettività, essendo anche un soggetto senza fissa dimora che bivacca in luoghi normalmente frequentati da soggetti disadattati e in condizione di subire le insane bramosie sessuali del predetto». Per ora la caccia allo stupratore di Anna continua.
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