Anna, violentata e lasciata morire Chiesto il processo per i due accusati

7 Giugno 2019

Cade l’imputazione di omicidio. La giovane si era allontanata da casa dopo aver assunto dei farmaci Morì per il mix provocato dall’alcol che gli diedero prima di abusare di lei e lasciarla agonizzante

PESCARA. La procura di Pescara chiede il processo per i due romeni accusati di aver provocato la morte di Anna Carlini, la giovane donna con problemi psichici, violentata e ritrovata priva di vita nel tunnel dei disperati della stazione il 30 agosto del 2017.
Il pm Rosangela Di Stefano ha firmato la richiesta di rinvio a giudizio per Nelu Ciuraru e per Lajos Robert Cioragariu. C’è però una novità rispetto a quanto inizialmente contestato ai due dalla procura: è scomparso il reato di omicidio. Il magistrato contesta ai due l’omissione di soccorso e, al solo Ciuraru, anche la violenza sessuale, reato che gli costò l’ordinanza di custodia cautelare. Il pm si è quindi allineata a quanto stabilì a suo tempo il gip Nicola Colantonio che, in fase di valutazione della richiesta di misura cautelare per i due, la negò per Cioragariu e la concesse per l’altro imputato, ma soltanto per la violenza sessuale, ritenendo che il reato di omicidio non era compatibile con il reato di abbandono di persona incapace. Secondo il gip «le condotte descritte come abbandono di incapace e di omicidio, devono essere riqualificate ai sensi dell’articolo 593 del codice penale e quindi come omissione di soccorso».
Nel nuovo capo di imputazione, infatti, il pm scrive che i due, «avendo trovato Anna Carlini in condizioni di incapacità a provvedere a se stessa, si intrattenevano con la stessa ed omettevano intenzionalmente di prestarle il necessario soccorso o di chiedere l’intervento del servizio sanitario di urgenza, limitandosi ad accompagnarla e ad adagiarla su di una branda improvvisata sotto il tunnel della stazione, nonostante questa versasse in evidente stato soporoso a causa dell’assunzione di sostanze alcoliche e farmaci antiepilettici e fosse in preda a grave malore che la rendeva incapace di provvedere a sé, così ne cagionavano, non impedendolo, il decesso e comunque accettavano il rischio di causazione della morte, omettendo di chiamare i soccorsi, resisi evidenti per lo stato agonizzante in cui versava, e che avrebbero, se tempestivamente allertati, evitato l’esito infausto».
Ecco dunque che in questa imputazione è sintetizzato tutto ciò che accadde alla povera Anna, che quel giorno si era allontanata da casa senza farvi più ritorno. Una circostanza che si era verificata altre volte, anche se i familiari erano sempre riusciti a ritracciarla. Quella volta, invece, il mattino seguente, quando si recarono in questura per denunciarne la scomparsa, vennero a conoscenza della terribile verità. Nella misura cautelare il gip, rifacendosi anche ai risultati dell’autopsia, evidenziava «la presenza di inequivocabili segni lesivi attribuibili ad avvenuta violenza sessuale quando la persona offesa, sia pure in stato di minorata coscienza, era ancora in vita». Erano stati i due imputati a farle assumere sostanze alcoliche che, con i farmaci che la donna aveva preso, provocarono il mix che si rilevò mortale, soprattutto per la mancanza di immediati soccorsi. Determinanti furono le testimonianze di alcuni extracomunitari presenti quella notte nel tunnel, raccolte nel corso di un incidente probatorio. Ci fu anche un testimone oculare della violenza sessuale contestata a Ciuraru. Un caso che destò indignazione e forti reazioni nei familiari e anche nell’opinione pubblica. Per Ciuraru venne firmato il decreto di latitanza e solo qualche giorno fa sarebbe stato accertato dal legale dei familiari, Carlo Corradi, che il ricercato sarebbe stato arrestato in Romania, anche se fino ad oggi non ci sarebbe notizia di una sua estradizione. Sulla vicenda venne presentata anche una interrogazione del deputato di Fratelli d’Italia, Walter Rizzetto: «Non è accettabile», scrisse il parlamentare nel marzo scorso, «il trascorrere di un così lungo periodo in stato di latitanza dei due uomini, che compromette la possibilità di rendere giustizia ad Anna e ai suoi familiari». Ed è probabilmente proprio su questo argomento che dovrebbe incentrarsi la conferenza stampa indetta per oggi dai familiari di Anna Carlini.
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