«Ansia, fatica e rischi: questo il nostro lavoro»

9 Aprile 2020

PESCARA. «Cosa provo? Dolore, ansia, ma anche la soddisfazione quando un paziente migliora». Irene Rosini, coordinatrice infermieristica della Terapia intensiva dell'ospedale di Pescara, parla delle...

PESCARA. «Cosa provo? Dolore, ansia, ma anche la soddisfazione quando un paziente migliora». Irene Rosini, coordinatrice infermieristica della Terapia intensiva dell'ospedale di Pescara, parla delle emozioni che la accompagnano giorno per giorno e condivide con i colleghi e che caratterizzano la gestione dell'emergenza coronavirus. «Dal punto di vista morale è una sofferenza vedere che i malati salutano i parenti al momento del ricovero dopodiché non possono ricevere visite».
Ma non è solo questo. «C'è un dolore anche fisico, per noi, perché i dispositivi di protezione individuale fanno male», prosegue Rosini che vede «i colleghi con le ferite sul volto, ma continuano comunque a lavorare. E poi viviamo un dolore personale, legato al fatto che non possiamo abbracciare i nostri figli e le nostre famiglie, visto che molti di noi hanno deciso di allontanarsi da casa», per precauzione, perché il fatto di essere asintomatici non esclude la trasmissione del virus. C'è poi il fattore «ansia», dice ancora Rosini. «Questo contesto ci mette a rischio perché sappiamo di dover assistere persone positive al virus», e quindi per noi c'è la possibilità di essere contagiati. «Eppure affrontiamo questa situazione come se fosse normale, anche se normale non è. E lo facciamo perché questo è il lavoro che abbiamo scelto di fare e cerco, anzi cerchiamo, di farlo al meglio nonostante le difficoltà, i turni lunghi, e nonostante la mancanza di risorse, cioè di personale», visto che non è semplice avere personale con competenze specifiche per la Terapia intensiva.
Negli occhi dei pazienti Rosini vede la sofferenza. «Sono spaventati, si sentono soli, cercano aiuto, e lo fanno con gli occhi, a gesti. A quelli che sono vigili spieghiamo come stanno le cose», ma non sempre è possibile. E «la soddisfazione più grande arriva quando stanno meglio, si svegliano. Loro ricordano tutto e ci dicono di essere usciti da un incubo». Ecco, è questo il momento in cui «arriva lo stimolo, l'aiuto, ad andare avanti».
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