Anziano rapinato in casa: c’è una donna tra i banditi

23 Febbraio 2020

Il pensionato di 81 anni dimesso dall’ospedale con una prognosi di 21 giorni Resta in allerta il gruppo “Controllo di quartiere”: siamo 650, pronti a intervenire

PESCARA. C’era una donna nel terzetto che venerdì pomeriggio ha malmenato e rapinato in casa, in via Aldo Moro a Città Sant’Angelo, un pensionato di 81 anni. Sono questi i primi risultati delle indagini a tappeto portate avanti dai carabinieri della stazione di Città Sant’Angelo, coordinate dal comandante della compagnia di Montesilvano Luca La Verghetta. L’anziano, che dopo l’aggressione era stato trasportato in ospedale per accertamenti, ha riportato un trauma cranico facciale non commotivo con ferita superficiale frontale, contusioni agli arti inferiori e uno stato d'ansia reattivo, dovuto allo shock dell'aggressione, ed è stato dimesso con una prognosi di 21 giorni.
Intanto, però, mentre le indagini vanno avanti per dare un nome e un volto ai tre rapinatori, resta alta l’allerta nel quartiere. Venerdì sera l’allarme è scattato grazie a una vicina di casa che ha sentito le urla dell'anziano e ha immediatamente avvisato gli uomini dell'Arma. Parallelamente si è attivato un tam tam di messaggi all'interno del gruppo “Controllo di Quartiere”, attivo su Whatsapp, Telegram e su Facebook. La vicina di casa dell’81enne, dopo aver avvisato i carabinieri, ha informato anche suo marito, in trasferta a Reggio Emilia. E quest’ultimo ha coinvolto il gruppo WhatsApp, inviando il messaggio: “Probabile furto in corso in via Aldo Moro. Appena uscite tre persone sospette da un appartamento. Mia moglie ha sentito urla”. Si è attivata, così la catena di “mutuo soccorso” che ha visto gli angolani affacciarsi alle finestre o uscire in auto per cogliere qualunque movimento sospetto e fornire informazioni utili ai carabinieri. «Dopo che abbiamo ricevuto il messaggio», spiega Francesco Rizzello, fondatore del gruppo WhatsApp, «sono salito in macchina per capire se poteva esserci qualche movimento strano. Sulla strada ho incrociato tanti altri componenti del gruppo, che come me hanno cercato dettagli utili per supportare le forze dell’ordine, senza intralciare il loro lavoro. Abbiamo evitato di andare sotto l’abitazione dell'aggredito, dove sono arrivati immediatamente i carabinieri».
Nato nel 2016, in principio solo su WhatsApp, il gruppo “Controllo di quartiere” una volta raggiunti i 250 utenti è approdato su Facebook, dove sono iscritte 652 persone, e su Telegram con 141 membri. Tra di loro anche amministratori locali, carabinieri, poliziotti e vigili del fuoco. «Questo gruppo», ricorda Francesco «è nato dopo un furto che ha subito la mia famiglia. Dal desiderio di non sentirci più soli, e aiutarci l'un l'altro, per sentirci più sicuri abbiamo creato un sistema per scambiarci informazioni utili in casi come quello di venerdì, senza ovviamente mai sostituirci alle forze dell'ordine. È un modo per collaborare con le istituzioni e le autorità e confrontarci. Negli ultimi tempi, il gruppo è diventato anche uno strumento di assistenza non solo sul piano della sicurezza, ma del bene comune».
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