Appalto scogliere, il pm: Nicolaj e altri 6 a processo

14 Dicembre 2018

Presunta truffa ai danni dello Stato: per l’accusa, l’appaltatore documentava la fornitura di quantitativi di materiale superiori rispetto a quelli utilizzati

PESCARA. Arriva la richiesta di processo per i protagonisti dell’inchiesta sulla presunta truffa ai danni dello Stato, contestata ai vertici dell’impresa Nicolaj che nel 2014 si aggiudicò l’appalto regionale da 7 milioni di euro per il rifacimento delle scogliere del litorale di Roseto e Silvi. Il procuratore aggiunto Anna Rita Mantini ha firmato la richiesta di rinvio a giudizio per tutti e sette gli indagati presenti nell’avviso di conclusione delle indagini che era già stato ritoccato con l’inserimento di due nuovi indagati: ai sette si aggiunge anche la società Nicolaj srl come persona giuridica. A rischiare il processo (adesso l’ufficio del gip che ha ricevuto la richiesta della procura dovrà fissare la data per l’udienza preliminare) sono il capostipite del gruppo imprenditoriale, Luca Nicolaj e suo figlio Galileo. Insieme a loro ci sono l’amministratore e rappresentante legale della società, Fernando Fusilli, il direttore tecnico dell'impresa, Antonello Mancini, il direttore dei lavori, Cristiano Ferrante, e due imprenditori, i due ultimi iscritti: Michele Leonardo Stoico, amministratore di fatto della Fusu Argintina di Apricena, e quello della Gemac di Teramo, Ettore Curti. Questi ultimi due sono quelli che fornirono al gruppo Nicolaj, il materiale lapideo che serviva per i lavori dell’opera.
Per tutti c’è il concorso nel reato di frode nelle pubbliche forniture e nella truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Alla fine di giugno scorso, a carico dei due Nicolaj e di Fusilli, arrivò anche la misura interdittiva di sospensione per un anno dall’operare con la pubblica amministrazione e contestualmente, per tutti gli indagati originari (e quindi con l’esclusione di Stoico e Curti) anche il sequestro di beni per un ammontare di 900 mila euro. Ma in relazione a queste due misure cautelari, il legale dei Nicolaj, l’avvocato Sabatino Ciprietti, qualche settimana fa ha ottenuto dalla Cassazione sia l’annullamento delle misure interdittive (con rinvio al tribunale dell’Aquila per emettere una nuova decisione), sia l’annullamento dei sequestri dei beni, sempre con rinvio, questa volta al tribunale del riesame di Pescara che dovrà esprimersi di nuovo. Per quanto riguarda le contestazioni, l’accusa parla di «reiterate condotte fraudolente dirette a raggiungere profitti ingiusti facendo risultare che l’ente appaltatore aveva fornito quantitativi di materiale lapideo di molto superiori rispetto a quelli effettivamente conferiti per la realizzazione delle opere».
Nei capi di imputazione si parla anche di scontrini di pesata dei materiali falsi (reato contestato solo ai Nicolaj e Fusilli), che avrebbero consentito alla ditta appaltatrice «di recuperare sui costi di fornitura del materiale, i mancati guadagni derivanti dal maggior ribasso offerto per assicurarsi l’appalto rispetto alle ditte concorrenti». Tutto questo sarebbe avvenuto attraverso un meccanismo che viene spiegato nei capi di imputazione: e cioè facendo confluire nei documenti contabili di rendicontazione della Regione, relativi ai singoli stati di avanzamento dei lavori, un maggior utilizzo di materiale per far salire i costi “fittizi”, come sostiene la procura. Gli indagati, convocati a suo tempo in procura per gli interrogatori, preferirono avvalersi della facoltà di non rispondere e così la procura ha mandato avanti tutto l’iter per giungere alla richiesta di processo di oggi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA